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Stand Up for African Mothers

 

“Di tutti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, quello sulla riduzione della mortalità materna fa registrare il ritardo più vergognoso”: parole di Graça Machel Mandela, ambasciatrice mondiale della Campagna internazionale Stand Up for African Mothers lanciata da AMREF, la principale Ong sanitaria africana, presente con i suoi uffici anche in Europa, Stati Uniti e Canada.
La gravidanza e il parto sono i maggiori rischi per la vita delle adolescenti e delle donne in Africa: ogni anno ne muoiono quasi 200.000 per mancanza di cure di base e di un’adeguata assistenza durante la gravidanza e il parto, lasciando più di 1 milione di orfani.

Per salvare la maggiorparte di queste madri, basterebbe un’ostetrica: formare 15.000 ostetriche entro il 2015 è l’obiettivo della Campagna, per contribuire a ridurre la mortalità materna in Africa del 25%. Una volta formata, ogni ostetrica può assistere 500 donne ogni anno e far nascere in condizioni di sicurezza anche 50 bambini ogni mese.

Fiorella Mannoia, reduce da un recente viaggio con AMREF in Kenya, è una delle più accorate testimonial di questa Campagna: “Le donne trasformano spicchi di deserto in orti che sfamano le famiglie racconta l’artista e grazie a quei pozzi le bambine hanno il tempo, la possibilità di studiare non dovendo più camminare anche venti chilometri nel bush per trovare acqua potabile. Ora, formando nuove ostetriche, quelle bambine potranno diventare donne, madri, senza rischiare più di morire per dare la vita. Perché il futuro dell’Africa è nelle loro mani di donne fatte di coraggio e capacità di trasformare i sogni in realtà

Donne forti e determinate come Esther Madudu, un’ostetrica che vive e opera in Uganda, che AMREF ha formato e che ora, nell’ambito della Campagna, candida al Premio Nobel per la Pace 2015. Esther è il simbolo, l’emblema del duro impegno quotidiano delle ostetriche in Africa, costrette a lavorare in condizioni spesso estremamente difficili. “Il Centro Sanitario dove lavoro è situato in un’area rurale – racconta Esther -. Siamo solo in 2 per e non abbiamo elettricità . Questo rende il nostro lavoro molto difficile, soprattutto nel reparto maternità. Spesso usiamo la luce proveniente dai nostri telefoni cellulari per assistere le madri. A volte le donne portano delle candele ma certo non è facile far nascere un bambino a lume di candela! Assistiamo alla nascita di 45/50 bambini ogni mese. Oltre a questo, i nostri compiti comprendono tutti i servizi prenatali, la consulenza alle madri sieropositive, la prevenzione della trasmissione dell’HIV, l’educazione alimentare, l’assistenza e le cure neonatali”.

Nessun sistema sanitario può funzionare senza un numero sufficiente di medici, infermieri, ostetriche di comunità motivati e preparati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che nel mondo mancano all’appello circa 4,3 milioni di medici, infermieri e operatori sanitari. La situazione è particolarmente critica nell’Africa Sub-Sahariana che sostiene il peso del 24% delle malattie globali, ma ha solo il 3% del personale sanitario mondiale, pagato con meno dell’1% del budget globale per la salute. Per rendere la proporzione della crisi, possiamo dire che ci sono molti più medici in Italia (215.000) che in tutti i paesi africani messi insieme (174.500). Da 55 anni AMREF lavora per formare personale medico-sanitario africano per l’Africa, e per colmare la distanza esistente tra le comunità e i servizi sanitari, rafforzando questi ultimi nelle aree periferiche, formando e aggiornando gli operatori e rafforzando i sistemi informativi per la salute.  Il futuro dell’Africa è già in Africa: il nostro compito è farlo “volare alto”.

*Presidente Amref

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