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Riformare la Gasparri o Berlusconi punterà al Corriere

 

E’ scattato un altro allarme, da tutti ignorato, sul pluralismo e democrazia. Dal primo gennaio 2013 la legge Gasparri produrrà l’ultimo micidiale effetto: cadrà per Berlusconi il divieto di incrocio tra tv e giornali: il via libera per comprare azioni Rcs. L’inizio della scalata verso il frutto proibito: il Corriere della sera. Rcs è in profonda crisi economica, è in gioco il futuro di molti giornalisti, nel secondo trimestre del 2012 il Gruppo ha subito una perdita di 400 milioni di euro, si parla di un aumento di capitale di circa 300, sufficienti a tamponare momentaneamente la crisi, ne servirebbero minimo il doppio. L’unico, tra i grandi imprenditori, che dispone di tanti contanti, nonostante l’andamento non proprio brillante delle sue aziende, è Berlusconi, che all’interno del Gruppo Rcs ha rapporti molto solidi con Giuseppe Rotelli (il capo dell’impero sanitario San Donato, il salvatore del San Raffaele), che detiene oltre il 16% dell’azioni, ed è disponibile a cedere quote all’amico Silvio. Rotelli non è l’unico che gradirebbe l’arrivo di Sua Emittenza. Il vero ostacolo rimane De Bortoli, inamovibile fino al 2014 dalla direzione del Corriere, la cui scadenza coincide con quella del patto di sindacato. Monti può porre fine all’allarme con un semplice ddl, come fece Berlusconi nella primavera 2011 spostando di un anno la scadenza prevista nella Gasparri (allora sarebbe stata clamorosa la sua entrata in Rcs da presidente del Consiglio), prologando ulteriormente “il divieto d’incroci tra settore della stampa e settore televisivo”, lasciando così la palla al futuro Governo. Durante le Primarie del centrosinistra, oltre a quello della riforma della legge Gasparri, sono stati diversi gli argomenti non affrontati dai contendenti, Saviano ha denunciato che non si è parlato di lotta alla criminalità, del conflitto d’interessi si è solo accennato molto superficialmente. D’Alema quando era a capo del Governo ci ha spiegato che Mediaset è una risorsa del Paese, durante la prima fase delle Primarie il Pd, scegliendo Sky e non il servizio pubblico per il confronto tv, ci ha fatto capire che anche la tv di Murdoch è un bene nazionale, e la Rai? Oggi, nonostante l’arrivo al vertice di due persone per bene come Tarantola e Gubitosi, l’azienda è ancora in mano agli uomini di Berlusconi, quelli che l’hanno portata al disastro economico e qualitativo, come lo stesso dg ha denunciato. Le prossime nomine, soprattutto quella del Tg1, hanno ancora il sapore di equilibrismi politici, esiste la volontà di cambiare qualche cosa nel nostro Paese? Al ballottaggio andrò a votare solo se i contendenti si impegneranno a fare la lotta alle mafie, a cambiare la legge Gasparri e a risolvere una volta per tutte il conflitto d’interessi.

da Il Fatto Quotidiano

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