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Il “non Governo” per il non profit

 

Monti come Dracula. Lo ritrae così la copertina della più importante rivista del non profit, Vita, nel numero di novembre. Monti e il suo Governo “tolgono il sangue” ad uno dei settori più dinamici del nostro Paese. Non è bastato un Ministero della Cooperazione; aver messo un freno alla calata a picco degli stanziamenti ai progetti di cooperazione, come afferma il Ministro Terzi.Non sono bastate nemmeno le due conferenze di inizio ottobre a rialzare il morale al settore: Forum Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo (1-2 ottobre); VI Conferenza Nazionale del Volontariato a L’Aquila, 5-7 ottobre. Quali sono i capi di imputazione secondo la rivista e secondo uno dei più importanti “pensatori” del mondo del volontariato, l’economista Stefano Zamagni?

Il valore del Terzo Settore. Secondo i dati di uno studio di Unicredit
Foundation e dell’istituto di ricerca Ipsos, rilasciati ad aprile 2012, il
Terzo Settore in Italia dà lavoro a oltre 650mila persone e ha un giro
d’affari di circa 67 miliardi di euro, pari al 4,3% del Pil e superiore al
settore della moda. Lo afferma lo studio ‘Il valore economico del terzo
settore in Italia’. La ricerca ha aggiornato i dati Istat del 2001 e del
rapporto annuale 2003. La provenienza delle entrate nel 2010 era per il 36%
dal pubblico, il 30,2% da donazioni, il 18,7% dalla vendita di beni e
servizi ai privati, l’11,1% dall’autofinanziamento e il 4,1% da altre fonti.

Le critiche di Vita Non Profit. «Per il premier, il welfare è solo un
costo, non un motore di sviluppo, perciò l’ha brutalizzato. L’Agenda Monti
è da buttare», scrive Riccardo Bonacina nel suo durissimo editoriale della
rivista. La legge che stabilizza il 5×1000 è rimandata all’anno prossimo;
chiusa nel febbraio 2012 l’Agenzia del Terzo Settore; la Legge di stabilità
ha inferto un duro colpo alle donazioni, introducendo una franchigia di 250
euro, e alle cooperative, aumentando l’Iva. Questo ultimo allarme, aumento
dell’Iva dal 4% al 10%, è rientrato, proprio nei primi giorni di novembre.
Riporta il sito di Vita: “L’Iva alle cooperative sociali rimarrà al 4%. Il
provvedimento infatti è stato stralciato (almeno così pare dalle prime
anticipazioni) dalla legge di Stabilità. Per ora si parla di semplice
rinvio all’anno prossimo”. Rimane però il dubbio sulla questione fiscale:
introduzione di una franchigia di 250 euro, al di sotto della quale non
sarà possibile detrarre nulla (in media gli italiani donano 142 euro) e un
tetto massimo di 3mila euro l’anno.

Anche Stefano Zamagni, qualche giorno fa, non gliele ha mandate a dire a
Monti e al suo governo. Il noto economista, padre della legge sulle Onlus e
presidente della defunta Agenzia per il Terzo Settore, ha dichiarato che il
governo nega la vera natura dell’Italia, fatta di Stato, mercato e società
civile. Considerando solo le prime due componenti si rischia di
“distruggere il vero capitale sociale dell’Italia, minando la tenuta del
Paese” (Avvenire 17/10/2012). Richiama anche lui, tra i mali, la non
trasformazione in legge ordinaria del 5×1000. Tra le soppressioni non
dovute: l’Agenzia per il Terzo Settore; il comitato nazionale microcredito;
l’osservatorio del volontariato. Ma secondo Zamagni qualcosa ancora si può
fare, basterebbe prendersi “3-4 mesi per accordarci su alcune riforme
fondamentali per l’economia civile, riforme a costo zero e che verrebbero
approvate facilmente in modo bipartisan, ne sono certo”.  Il Governo
ascolterà questo appello al dialogo e queste critiche?

Il fondo di 900 milioni. Intanto si è aperto il dibattito tra ministeri
per i 900 milioni che il Governo ha deciso di vincolare ai “fini sociali”.
In una nota di lunedì 5 novembre Agenzia Redattore sociale scrive: Per il
Welfare le priorità sono tre: la ricostituzione del fondo politiche
sociali, il rifinanziamento del fondo per la non autosufficienza (con
all’interno una specifica destinazione patologie gravi come la Sla), il
rifinanziamento del fondo per i minori stranieri non accompagnati. Ma altri
ministeri avanzano altre esigenze e il risultato è ancora molto aperto. Di
certo i soldi disponibili sono pochi.

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