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Emergenza Nord Africa. I rifugiati e le soluzioni “tampone”*

 

Manca poco alla scadenza del 31 dicembre quando sarà ufficialmente terminata la cosiddetta emergenza Nord Africa, causata dall’arrivo massiccio di tunisini subito dopo la caduta di Ben Ali e proseguita ininterrottamente durante la fase della guerra in Libia. Secondo il rapporto Caritas Migrantes solo lo scorso anno sarebbero sbarcati sulle nostre coste circa 60.000 persone, provenienti non solo dal Nord Africa e dalle zone della cosiddetta primavera araba, ma anche dall’Africa subsahariana, e dal sud-est asiatico: uomini, donne e a volte interi nuclei famigliari fuggiti dalla Libia, dove nella maggior parte dei casi avevano trovato un lavoro e una sistemazione. Emergenza gestita male dal primo momento, senza un coordinamento centrale, senza indicazioni per le procedure da seguire in merito allo status giuridico dei profughi che, affidati alle “cure” di singole associazioni o ong laiche o cattoliche sono stati semplicemente immessi nel circuito dei richiedenti asilo.
Risultato? La maggior parte di loro, ha ricevuto diniego alla richiesta inoltrata perchè non proveniente da zone di conflitto, e col 31 dicembre vedrà scadere il permesso temporaneo ricevuto arrivata in Italia e il diritto all’ospitalità garantito fino a tutta la durata della fase emergenziale.

E il malessere e l’incertezza hanno già partorito i primi frutti: a Napoli, il 25 ottobre scorso, un gruppo di richiedenti asilo di nazionalità maliana ha attuato una violenta protesta davanti all’ufficio immigrazione, tanto che anche il quotidiano di Confindustria non ha esitato a parlare di “polveriera pronta ad esplodere” qualora non vengano trovate delle soluzioni adeguate.
Soluzioni fra cui non può essere di certo contemplato il ricorso ai cosiddetti “rimpatri volontari” visto il numero cospicuo degli immigrati tutt’ora in accoglienza ( oltre 20.000).

Il 28 ottobre il Governo, nel tentativo di fornire una soluzione tampone, emana una circolare ad hoc denominata “Comunicazione procedura Vestanet C3 – Gestione emergenza Nord Africa” attraverso la quale si comunica che “ “gli stranieri in accoglienza si devono recare presso la competente Questura (luogo di dimora attuale) e chiedere il riesame della propria posizione seguendo la procedura Vestanet C3 – Gestone Emergenza Nordafrica .” Cosa che non comporta una nuova audizione, ma solo un allungamento della tempistica e una nuova presa in carico da parte delle Commissioni territoriali competenti.
Soluzione che però scontenta tutti e solleva una serie di critiche incrociate.

L’Asgi, ad esempio, evidenzia come: “ …la procedura ipotizzata – di nuova compilazione del modello C3 finalizzato al riesame da parte delle Commissioni territoriali e presa in carico, nuovamente, delle singole posizioni da parte di queste ultime – oltre a non essere giuridicamente corretta, rischia di protrarre nel tempo la definizione della condizione giuridica dei profughi, burocratizzando e non snellendo le procedure.” Fa eco la Conferenza episcopale per le migrazioni che lancia un ulteriore allarme legato all’accoglienza: “ Va sottolineato che fra gli ospiti figurano diverse persone vulnerabili, centinaia di nuclei familiari e decine di minori stranieri non accompagnati, categorie verso le quali la prospettiva di una chiusura dell’accoglienza al 31.12.2012 non è auspicabile, oltre che difficilmente praticabile”.
Ma i toni più duri sono quelli usati da Fulvio Vassallo Paleologo attraverso il portale Meltingpot.org, tra i promotori della campagna  #dirittodiscelta: “ Decidere di non decidere – scrive Paleologo- così si potrebbe sintetizzare il contenuto delle circolari con cui il Ministero dell’Interno ha sintetizzato le modalità operative per definire le posizioni dei richiedenti asilo destinatari di un diniego della domanda di protezione internazionale da parte della Commissione Territoriale.”

Aggiungendo alle criticità già evidenziate un altro punto: “ E’ bene ricordare che molti dei migranti destinatari di un provvedimento di rigetto hanno abbandonato i centri nel tentativo di cercare fortuna o protezione in altre situazioni…”
Un quadro insomma che risulta più che ingarbugliato e in cui l’unico dato certo sono i soldi pubblici finora spesi: un miliardo e 300 milioni… “Un fiume di denaro senza controllo.” Come denuncia l’Espresso… “Che si è trasformato in business per albergatori, coop spregiudicate e truffatori”

*l’articolo è stato scritto per il numero di dicembre della rivista mensile Confronti
http://www.confronti.net/

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