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Rai, serve una conferenza di programma

 

Era il 30 e 31 ottobre del 2004. Sembra un secolo fa. Anche allora, come oggi, Articolo 21 viveva l’esigenza di mettere al centro della propria discussione il futuro del sistema radiotelevisivo italiano e quello, d’eccezionale importanza, del servizio pubblico. Allora lanciammo una conferenza di programma, un seminario di discussione per discutere del futuro della televisione, ponendo al centro della nostra discussione il ruolo del servizio pubblico. Lo facemmo in Umbria,  ad Orvieto.

Fu un week end per parlare del lavoro di chi fa servizio pubblico e di come era cambiata la televisione. Un week end in cui i protagonisti di Radio e Tv si posero numerose domande. Come erano cambiati i palinsesti? Dal varietà all’informazione, dal reality show alla fiction: questa offerta di programmi a quali esigenze rispondeva? Soddisfava la domanda del pubblico e degli inserzionisti? Dove finivano i soldi della televisione? Quali generi erano favoriti? Chi decideva cosa si sarebbe visto in televisione? Come rappresentava quella società quella televisione?

Articolo 21 era ed è l’associazione che univa anche chi era su posizioni diverse. E fu un successo perchè ci dette la possibilità di un grande confronto, aperto, chiaro, trasparente. Invitammo produttori, conduttori, autori, registi, giornalisti, sindacalisti, funzionari, direttori, gente di spettacolo, giuristi, per un confronto senza steccati, per immaginare come arrivare ad una radio e ad una televisione migliori e ad un servizio pubblico al passo con i tempi.

Connettemmo il concetto di qualità ai principi imprescindibili di Libertà e Democrazia. Parlammo del duopolio come faccia più addolcita del monopolio. Riflettemmo sul prodotto dell’informazione qualitativamente minore che faceva pagare un prezzo molto alto in termini di diminuzione della democrazia.

Oggi, a distanza di otto anni, il quadro politico è cambiato. La politica, quella dei partiti, non ha avuto il coraggio, la forza o la volontà di liberare la Rai da se stessa e ha scelto di abdicare da questo compito. Ha scelto di non scegliere e di affidare ai tecnici la possibilità di riformare la Rai, il servizio pubblico. Ma il rischio che si viveva allora rimane.

C’è un’azienda impoverita nei bilanci, indebolita da quel conflitto di interessi che ancora oggi sembra una montagna insormontabile. Forse vale la pena tornare a discutere, a ragionare, a farci quelle domande e a stendere un canovaccio di impegni comuni sulla base della griglia individuata dall’intervento di Beppe Giulietti. Una griglia che noi di articolo 21 mandiamo a memoria per la costanza con cui l’abbiamo posta in questi anni ricevendo solo parziali o inssufficienti risposte.

Ed anche a me preoccupa un passaggio che ha fatto nel suo intervento Ottavio Olita. Quel trafiletto sul giornale di famiglia di Berlusconi non è piaciuto nemmeno a me. La logica del dìvide et impera ha un fascino perverso non solo per chi la applica ma anche per chi, dividendosi al proprio interno, pensa di potercela fare da solo. Non è con risposte che dividono che si possono raggiungere obiettivi importanti come quelli oggi necessari per il futuro della Rai. E la divisione in cui anche l’Usigrai potrebbe trovarsi a poche settimane dal congresso può essere superata solo tornando a discutere dei contenuti e trovando un percorso comune su obiettivi e proposte.

Francamente a me e a tanti altri colleghi non interessa un confronto sulle leadership o partecipare alle opposte tifoserie. Non mi diviso sui nomi, preferisco farlo sui programmi e sui progetti. E poichè il momento che vive la Rai è di grandissima difficoltà penso sia anche giusto pretendere unità. Di fronte a chi pensa di poter lanciare l’ultimo assalto alla “mia” azienda, sono convinto che possa esistere esclusivamente una risposta comune, di progetto partecipato, di solidarietà generazionale, di squadra, di idee forti e innovative ispirate alla difesa e al rilancio di un patrimonio culturale che non è esclusivamente di proprietà di chi ci lavora ma di tutto il Paese.

Per questo provo lanciare una proposta ad Articolo 21 che ha avuto il merito di  coinvolgere ed unire in questi anni esperienze e sensibilità diverse. Serve una conferenza aperta, un seminario, una due giorni di discussione per spostare l’attenzione sui contenuti. Facciamola il prima possibile e cerchiamo, tutti insieme come nel 2004, l’unica strada capace di dare respiro, quella di un fronte unito per difendere la Rai.

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