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Ma in conclusione cosa si sono detti Napolitano e Mancino?

 

Da settimane i cittadini italiani si domandano una cosa sola: ma Napolitano e Mancino alla fine cosa si sono detti? Perché tutto questo casino? Mentre i presidenti emeriti della Corte Costituzionale si combattono a colpi di fioretto dalle colonne dei principali quotidiani italiani uno difendendo, l’altro attaccando i pm di Palermo, mentre Violante ci mette in guardia dal populismo giustizialista noi opinione pubblica ci chiediamo: si va bene, ma Napolitano cosa ha detto? A noi giornalisti capita anche che la quotidiana telefonata con la vecchia madre per sentire se non è stirata a Milano con oltre 40 gradi e il 100 per cento di umidità finisca con lei che dice: ma Napolitano cosa ha detto?

Ora possiamo anche fare finta che questa domanda non debba nemmeno essere formulata nel pensiero e dedicarci a disquisizioni tecniche sul rapporto tra poteri dello Stato e prerogative del Colle, dedicarci alla riforma delle intercettazioni, ma sul piano politico non vi sembra che stiamo omettendo qualcosa? In psicanalisi si chiamerebbe rimozione.

Io provo a mettere in ordine i tasselli. I pm non avevano il diritto di intercettare il Presidente. Ma loro non l’avevano previsto, l’intercettazione è indiretta non era sotto controllo l’utenza del Quirinale ma quella di Mancino, che era per l’appunto indagato. Non avevano il diritto di intercettare Mancino in quanto ex ministro? La competenza era del Tribunale dei Ministri? Neanche, perché il reato di falsa testimonianza, di cui Mancino è imputato, non è stato commesso nella sua funzione di ministro. Dovevano distruggere l’intercettazione come dice il Guardasigilli? (intercettazione che non hanno diffuso e nemmeno trascritto perché non rilevante penalmente, ragione per cui mia madre, praticamente ogni giorno, dice appunto: ma Napolitano cosa ha detto alla fine?) Non lo potevano fare perché, come ha ripetuto ieri il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, viste le norme attualmente in vigore, avrebbero leso i diritti della difesa. Io dico, allora, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sul conflitto di attribuzione, è fantascientifico aspettarsi una soluzione più pragmatica, all’americana, in cui Napolitano si sieda alla scrivania da cui ci manda il messaggio di fine anno e come Clinton per il suo rapporto con la stagista ci dica: ‘In effetti forse se non rispondevo a Mancino era meglio, in quella telefonata ho fatto valutazioni inopportune’ oppure ‘Ho detto cose che era nel mio pieno diritto dire, anche considerato il mio ruolo istituzionale’.

Perfino il Papa ha chiesto scusa per i preti pedofili. Quello che mi colpisce è questo partito della lesa maestà o dell’infallibilità del Colle che ormai ci stordisce con disquisizioni giuridiche a colpi di pareri emeriti ma evade la domanda che in una democrazia non deve rimanere inevasa. Tanto rumore (e silenzio) per cosa? Che c’è dentro questa telefonata? Prima o poi qualcuno risponda. Negli Usa Todd Akin ha sproloquiato sullo stupro e il giorno dopo in uno spot ha chiesto scusa. E’ pensabile che anche in Italia qualcuno faccia lo stesso mettendoci la faccia oltre ad Alex Schwazer?

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