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Articolo21, conclusa la festa, proseguono le nostre campagne di verità e giustizia

 

Grazie a chi ha partecipato all’assemblea di Articolo21 e a chi l’ ha resa possibile grazie al solito lavoro volontario e silenzioso. Grazie a chi ha portato contributi, testimonianze, proposte, anche diverse tra loro, come è giusto che sia in una associazione che mette insieme donne e uomini che hanno davvero
provenienze e storie differenti, talvolta distanti per scelte politiche, religiose, culturali.

Questa diversità di accenti è una ricchezza da preservare e da coltivare in una stagione segnata dalla intolleranza, dai risentimenti, dalla incapacità all’ascolto reciproco e alla costruzione di progetti comuni. Proprio per questo non c’ è da meravigliarsi se, all’interno di Articolo 21, convivano giudizi diversi sul governo Monti, sulle prospettive per il futuro, sul conflitto tra il Quirinale e la Procura di Palermo, per fare solo qualche esempio. Eppure tutte le diversità si ritrovano nella comune convinzione che una democrazia compiuta non possa essere fondata sulla riduzione dei poteri di controllo e sulla logica dei bavagli, delle censure, degli oscuramenti e degli oscurantismi.
Per questo l’assemblea, all’unanimità ha deciso di promuovere alcune campagne che saranno al centro della nostra azione nei prossimi mesi.

Insieme con la Tavola della Pace, Sbilanciamoci, Archivio per il Disarmo continueremo a chiedere che i soldi previsti per acquistare i cacciabombardieri F35 siano utilizzati per fronteggiate la grave crisi economica e sociale.

Insieme con Libera, con Libertà e Giustizia, e tanti altri, daremo un appoggio totale alla campagna promossa da Amnesty Italia e rilanciata da Patrizia Aldrovandi Moretti, da Ilaria Cucchi, da Domenica Ferulli, da Lucia Uva, per introdurre nel codice il reato di tortura.

Con Placido Rizzotto junior, con il centro Pio La Torre, con la Cgil, con Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, sosterremo il progetto per realizzare a Corleone un museo dedicato a chi è morto contrastando le mafie e non contrattando con le mafie…

Siccome siamo tignosi convocheremo gli stati generali del “servizio pubblico” perchè non vogliamo rassegnarci al conflitto di interessi, alla legge Gasparri, ad una Rai che non metta finalmente al centro la qualità della offerta informativa ed il reintegro dei temi, dei soggetti sociali, degli autori, da troppo tempo espulsi ed oscurati.
Se e quando il ministro Severino dovesse mai decidere di ripresentare, anche solo in parte, la legge bavaglio promuoveremo immediatamente una grande manifestazione nazionale insieme con il comitato per la libertá di informazione, con la Fnsi, con chi vorrà starci.

Il nostro no ai bavagli e alle censure prescinde dai governi, dal loro colore, dalle maggioranze che lo sostengono.

Eravamo radicalmente contro ai bavagli di Berlusconi, non faremo eccezione per eventuali “Bavagli tecnici”, come ha detto il nostro presidente Federico Orlando, uno degli ultimi liberali di razza, in mezzo a tanti liberisti e liberali “pizza e fichi”.

Allo stesso modo non ci stancheremo di continuare a reclamare “Veritá e Giustizia” per le stragi di mafia e per i misteri della trattativa condotta dallo stato con l’antistato.

Nessuna ” ragione superiore” ci convincerà a mollare la presa sui misteri irrisolti: da Ustica a Piazza Fontana, da Brescia alle stragi di mafia.
Una democrazia che dovesse decidere di insabbiare non sarebbe più tale.

In queste ore, da più parti, è ripreso l’assalto alla procura di Palermo, definita ” il vero cancro del paese” da alcuni dei fedelissimi di colui che ospitò in villa il mafioso Mangano.

Hanno chiamato “pazzo” il giudice Ingroia, le stesse parole furono usate contro Borsellino e “pazzi” furono chiamati i Falcone, i Terranova, i Livatino, i Dalla Chiesa, i La Torre, quando tentarono di mettere le mani sui vertici della mafia e della politica collusa.
Pazzi furono chiamati anche quei giudici che osarono scoperchiare Tangentopoli e che ancora ci provano.

Ciascuno la pensi come vuole sulle singole inchieste, e sulle esternazioni dei singoli magistrati, ma quando gli imputati arrivano a chiamare ” pazzi” i loro giudici, e a chiedere la chiusura della procura di Palermo definita “il vero problema nazionale”, allora non si può più restare neutrali, non si può fingere di non vedere, di non sentire, di non capire.

Noi non lo faremo e continueremo a sostenere in ogni modo l’azione di chi, nonostante tutto, continua a battersi per ricercare veritá e giustizia e per impedire che la “Pazzia delle mafie e della eversione” possa trionfare sulla convivenza civile e sui valori costituzionali.

 

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