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Sfruttamento sul lavoro. In Emilia sotto accusa il settore turistico-alberghiero

 

In questa stagione estiva le volontarie dello sportello antisfruttamento che opera sulla Riviera romagnola non scenderanno coi loro banchetti in strada: informare i lavoratori, specie stranieri, sui loro diritti, per le strade della movida rivierasca, è diventato troppo pericoloso, raccontano.
L’idea dei banchetti a tarda sera, per le vie affollate di gente sui lungomari romagnoli, negli ultimi tre anni ha dato i suoi frutti:  circa 700 le persone con cui lo Sportello Antisfruttamento dell’Associazione Rumori Sinistri è riuscito a venire in contatto. Un paio di anni fa i racconti degli stagionali, specie stranieri, costretti a lavorare per anche 12-14 ore al giorno – senza giorno libero e una paga che nei casi migliori non supera i 1200 euro – erano entratia far parte di una videoinchiesta dell’Espresso.

Si era levato qualche commento di sdegno a livello locale in un’estate, quella 2010, in cui Rimini in particolare era finita nei tg nazionali per alcuni casi di gestioni scandalose di hotel. “A distanza di due anni nulla è cambiato, solo le minacce nei nostri confronti sono aumentate”, racconta Sandra Polini, responsabile dello Sportello. Paura per l’incolumità personale accesa da tanti piccoli episodi di intimidazione: e dall’altra parte in qualche caso ci sono figure senza scrupoli, che trafficano per gestire il mercato del lavoro negli alberghi. Accanto alla pratica – marginale ma anche questa illegale – che gli stessi lavoratori stranieri mettono in atto qualche volta, di riscossione di una “mancia” dal connazionale cui si è lasciato o indicato il posto di lavoro, esiste, ormai è chiaro, anche una sorta di caporalato. “Già dal 2008”, spiega Sandra, “abbiamo documentato l’esistenza di agenzie in Romania per il reclutamento. Svolgono questo ruolo anche alcune agenzie interinali romagnole. Ma prendere soldi in Italia per far ottenere un determinato posto di lavoro a qualcuno è illegale”.

Sono tante le situazioni difficili che l’associazione racconta di aver affrontato: protagonisti dall’altra parte, spesso, gli albergatori. C’è il caso degli insulti ricevuti nei corridoi del tribunale di Forlì da una volontaria che aveva accompagnato una lavoratrice straniera che aveva fatto causa al suo ex datore di lavoro, ma ci sono anche situazioni più delicate. E’ notizia di queste settimane la deposizione presso la procura di Cesena di una denuncia per riduzione in schiavitù nei confronti di un albergatore del cesenate, dopo un caso finito sulle cronache locali la scorsa estate.

Quattro lavoratrici romene che lavoravano in quell’albergo avevano firmato una richiesta ispettiva alla Direzione territoriale del Lavoro, sostenendo di aspettare stipendi arretrati per sei mensilità. Nel verbale inviato all’Ispettorato si faceva riferimento a condizioni di messa in deroga del contratto, a ritmi di lavoro insostenibili e ricatti ricevuti dall’albergatore. Appresa la notizia della richiesta ispettiva lui, sostengono tre lavoratrici che si erano presentate al pronto soccorso in stato di choc, aveva reagito aggredendole verbalmente e buttandole fuori dall’albergo, dove avevano anche l’alloggio.

Anche Sandra, che era stata nell’albergo per assisterle, era stata denunciata dall’albergatore ed è tuttora indagata, per violazione di domicilio e ingiurie. Ma è stata quella denuncia a metterla in contatto con un avvocato d’ufficio, che si è fatto carico gratuitamente anche del caso delle lavoratrici, ora tornate in Romania: attraverso la ricostruzione dei fatti per mail, con una procura notarile dall’estero, si è avuto il materiale necessario per passare da un esposto a una formale denuncia verso l’albergatore.

A parte i casi in cui è chiamata anche la magistratura a fare luce, c’è una pratica diffusa che è testimoniata periodicamente alla stampa locale da Ispettorato del lavoro e Inps: quella della copertura coi contributi solo per una parte delle ore svolte. In Emilia Romagna l’obiettivo per il 2012, stando al documento programmatico del Ministero del Lavoro, è di ispezionare oltre 13mila aziende: uno dei numeri più alti d’Italia. L’attenzione per le province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, è puntata in particolare sui Pubblici esercizi e il settore Turistico alberghiero: “per” – si legge nel documento – “il significativo abuso dei contratti di lavoro intermittente per prestazioni di fatto continuative”.

A una giovane romena che lavora nel riminese (e che vuole restare anonima) è successo tante volte: “La proposta più frequente che ho ricevuto è stata quella di mettermi in regola per tre ore, invece delle sei per cui avrei dovuto lavorare. Ma c’è stato anche un albergatore, di un hotel tra i più conosciuti e centrali di Rimini, che ha proposto di regolarizzarmi per solo un’ora di lavoro al giorno. Io mi sono sempre rifiutata, e ho detto sì solo all’imprenditore onesto per cui lavoro oggi e che mi versa i contributi per tutte e sei le ore”. Molte, però, secondo le associazioni, non hanno la possibilità di scegliere e si adattano pur di lavorare: specie chi non è sposata e vive da sola in Italia.

“Anche senza i banchetti in strada, comunque, lo Sportello Antisfruttamento continuerà ad operare”, promette Sandra: “Affiggeremo volantini a Rimini e Cesenatico coi nostri contatti. Poi c’è un altro lavoro fondamentale: sensibilizzare opinione pubblica e enti locali, perché non è pensabile che queste problematiche vengano risolte solo coi controlli da parte delle forze dell’ordine”.

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