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Sotto la Banca o sopra la Banca?

 

“Il rigore va bene ma ora serve la crescita”, “non vorrete mica fare la fine della Grecia?” Così ogni giorno, da settimane, su tutti i telegiornali. E mai che ci spieghino a spese di chi dovrebbe essere esercitato il rigore, o di che cosa dobbiamo volere la crescita. Per crescita  intendono quella del PIL (prodotto interno lordo), ma non lo dicono, forse se ne vergognano un poco da quando Robert Kennedy disse che il PIL misura tutto tranne quello per cui la vita vale la pena di essere vissuta.
Una cosa però l’abbiamo capita, che  è tutta colpa di Angela Merkel  e “speriamo che ora François Hollande, con la collaborazione del nostro Mario Monti, la riconduca alla ragione”. Sarà, io  credo che ci voglia ben altro per uscire dalla crisi. Smettere di regalare soldi alle banche, per esempio, restituire alla democrazia politica la guida dell’economia, decidersi a fare qualcosa di serio per combattere la corruzione e soprattutto dare finalmente all’Europa la struttura istituzionale e i poteri di cui ha bisogno per funzionare democraticamente. L’elezione diretta del Presidente dell’Unione potrebbe essere un buon inizio. Una vera banca federale europea pure, ma dopo. Perché, come abbiamo capito dall’esperienza di questi anni, le banche non sono  la soluzione ma il problema.
Le banche e i banchieri. Il conflitto di interessi esiste anche per loro, non importa se  sono personalmente onesti. Per pensare e agire in un certo modo è sufficiente  frequentare a lungo e con successo lobbies e circoli esclusivi dell’alta finanza internazionale. Mario Monti  è un personaggio stimato, ci ha ridato (lo ripetono tutti)  dignità e credibilità, presiede una università prestigiosa come la Bocconi. Però è anche, o è stato, consulente di Goldman Sachs, la più potente banca d’affari del mondo, fa parte del consiglio direttivo del Club Bilderberg, è a capo del Gruppo europeo della commissione Trilaterale , presidente della lobby belga Bruegel, infine membro europeo della famosissima Moodys, una delle più importanti (e discusse) agenzie di rating. Chi non sarebbe condizionato, influenzato da una carriera simile?
Anche i suoi ministri non sembrano insospettabili quanto a conflitti d’interessi: Corrado Passera (fino a ieri amministratore delegato di Intesa San Paolo); Elsa Fornero (ex vicepresidente del Consiglio di sorveglianza della medesima banca); Francesco Profumo (ex consigliere d’amministrazione di Telecom e Pirelli); Piero Gnudi (consigliere di Unicredit e Gruppo 24 Ore), ecc.
Malgrado ciò, la scelta del Presidente Napolitano che ha affidato al governo “tecnico” la gestione dell’emergenza continua ad apparirmi valida. Qualche merito mi sembra acquisito, se non altro quello di aver messo una certa energia nella lotta a quella che è per me la piaga delle piaghe: l’evasione fiscale. Non è tutta colpa del governo Monti se, zavorrato dalla maggioranza parlamentare di Berlusconi e soci, non è riuscito neppure a garantire quel poco di equità che è possibile attendersi da una destra rispettabile.
Ciò detto, sarà anche colpa dei ritardi della sinistra se la scadenza della legislatura non troverà  la democrazia italiana in grado di riprendere, meglio ancora di rinnovare il suo ruolo di guida dell’economia nazionale. E se poi non sarà avviata quella riforma del meccanismo di sviluppo economico che sola è in grado di consentire una crescita sostenibile. Ben venga allora una maggiore vigilanza su partiti ed istituzioni da parte di nuovi soggetti politici che vanno in questi giorni moltiplicandosi (per conoscere i più recenti: ALBA, Economia democratica, rimando ad altri articoli di questo blog).
Senza un’opinione pubblica democratica presente e informata (anche da un servizio pubblico indipendente) e senza una nuova legge elettorale che le consenta non solo di esprimersi ma di contare, assicurando stabilità e  buon governo al Paese, nessun professore ci salverà dalla crisi.

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