Apprendiamo con sgomento che il segretario di Stato americano Marco Rubio patrocina un evento, organizzato di fatto dal governo statunitense, che il prossimo 15 e 16 luglio riunirà a Washington gli esponenti di una sessantina governi per dichiarare sostanzialmente guerra agli “Antifa”, ritenuti da Trump alla stregua di un’organizzazione terroristica. Parliamo di quella galassia di attivisti, per lo più di sinistra e quasi sempre giovanissimi, che si battono disperatamente contro i cambiamenti climatici, le disuguaglianze salariali, le discriminazioni razziali a scapito dei migranti e ogni sorta di ingiustizia. In pratica, si tratta di un attacco senza precedenti al concetto stesso di anti-fascismo, pertanto, in via indiretta, alla nostra Costituzione. Precisiamo: un precedente c’è eccome: è il G8 di Genova, preceduto dalle manifestazioni contro la globalizzazione capitalista che ebbero luogo, dal ’99 al 2001, in varie parti del mondo. Partirono a Seattle, a margine di un vertice del WTO, e terminarono, per l’appunto, a Genova, con la mattanza che ben conosciamo, fra il sangue di piazza Alimonda, la “macelleria messicana” della Diaz e gli orrori di Bolzaneto. Cosa c’è, quindi, dietro alla chiamata alle armi dell’ultra-conservatorismo MAGA? Siamo, per caso, al cospetto di un nuovo Piano Condor, ossia la strategia che condusse ai colpi di Stato in Sud America negli anni Settanta per porre fine a ogni forma di progressismo e instaurare i regimi di Pinochet e Videla? Non ci lanciamo in paragoni arditi, ma sinceramente increduli ci domandiamo di cosa si tratti, e saremmo grati al governo italiano se volesse chiarire le ragioni per le quali, dopo i tentennamenti iniziali, ha deciso di inviare al consesso il fedelissimo meloniano Emanuele Prisco, dopo lo stop di Matteo Salvini al suo fedelissimo Nicola Molteni, già fra i sostenitori di una proposta di legge leghista per introdurre la reclusione da sette a quindici anni per <<chiunque organizza, recluta, addestra, radicalizza o dirige associazioni o gruppi anarchici militanti denominati Antifa o simili>>. L’illustre proposta venne presentata in seguito all’omicidio di Charlie Kirk sul palco dell’Utah Valley University. Poiché c’è stato un omicidio, ovviamente da condannare al pari di qualunque atto di violenza, criminalizziamo dunque ogni forma di opposizione? Questo è lo stesso filone orbániano che ha tenuto in carcere per oltre un anno Ilaria Salis e che continua a tenere in prigione Maja T., peraltro in condizioni insostenibili. È il modello Netanyahu, con annessa militarizzazione e ghettizzazione della Striscia di Gaza, ormai ridotta in macerie. Ed è qualcosa su cui non possiamo tacere, dato che presenta delle implicazioni per il nostro futuro. Davvero si vogliono equiparare i militanti di sinistra a dei terroristi? Siamo di fronte a un nuovo maccartismo? Siamo tornati alla persecuzione dei coniugi Rosenberg? Siamo nuovamente a “Beware of artists!” (“Guardatevi dagli artisti!”), quando persino la macchina hollywoodiana era vista con sospetto da coloro che avevano interesse a portare al parossismo il clima della Guerra fredda? E ancora: come può un esecutivo che ha giurato su una Costituzione anti-fascista recarsi a un’iniziativa organizzata, fra gli altri, da tal Sebastian Lukács Gorka, commentatore radiofonico che strizza l’occhio ai suprematisti e ai neonazisti americani, coccolato da Trump al punto di essere stato nominato suo vice assistente nonché Direttore senior per l’antiterrorismo nel Consiglio di sicurezza nazionale?
Sarà che noi la balla della rottura fra il magnate newyorkese e Meloni non ce la siamo mai bevuta, sarà che abbiamo letto le Tesi di Trieste alla base dell’ascesa di Fratelli d’Italia, sarà che concordiamo in gran parte con Tomaso Montanari sulla “continuità del male” fra il fascismo originario e i suoi epigoni odierni, sarà che siamo stati fra i primi a denunciare la matrice genovese dell’attuale esecutivo e sarà che un minimo di stragi, depistaggi, organizzazioni terroristiche di vario colore, P2 e servizi segreti collusi ce ne siamo occupati, anche grazie alla frequentazione con quei pochi eroi civili che, mettendo a rischio vita e carriera, si sono battuti per decenni contro tutto questo, ma non possiamo che osservare con viva preoccupazione una deriva illiberale che ci amareggia e ci dà l’idea di dove sia sprofondata l’Europa. Perché attenzione: tutto si tiene. L’attacco a Sigfrido Ranucci e alla redazione di Report, con annessa cancellazione delle repliche estive del programma, la legge elettorale con un premio monstre che ricorda la Legge Truffa se non, secondo alcuni, addiritturaa Legge Acerbo, la cancellazione dai palinsesti del servizio pubblico di ogni forma di pensiero critico, la presa del potere in ogni ambito e a tutti i livelli e le relazioni, quanto meno discutibili, nel quadro internazionale: chiunque non si renda conto della posta in gioco, spiace dirlo, o è disinformato o è in malafede.
In ogni caso, sarebbe bene che l’opposizione ponesse in Aula alcune semplici domande: quali saranno le conseguenze di questa visita negli Stati Uniti? Quali provvedimenti intendete prendere? Fin dove pensate di spingere l’Internazionale nera che ormai è sotto gli occhi di chiunque? Quali diritti saranno riconosciuti a coloro che ancora pensano di poter manifestare liberamente le proprie idee, anche quando sono opposte alle vostre? E soprattutto: chi tira le fila di tutto questo teatrino? A quest’ultima domanda crediamo di poter rispondere sin d’ora, ma sospendiamo il giudizio e lasciamo un margine di riflessione a lettrici e lettori. Dalle non risposte dell’esecutivo a questi semplici quesiti di civiltà capiremo, invece, il destino che ci attende, in vista delle elezioni del prossimo anno e oltre.
