Giornalismo sotto attacco in Italia

Domenica – di Georges Simenon

0 0

Crudelissimo Simenon, proprio spietato con il povero lettore che lui si rigira come vuole tra le grinfie senza lasciargli scampo. Nulla di meno di ciò che tutti desideriamo, imprigionati tra le pagine e correndo a perdifiato verso l’ultimo capitolo augurandoci a ogni riga che la storia non finisca come pavidamente temiamo. Perché? Ma perché lo scrittore, come un gatto mammone, ci ha avvolto insieme al protagonista dentro una storia d’amore appassionante, e che diamine, esisterà pure un Dio degli innamorati!

Un pomeriggio all’ora della siesta, indispensabile nella calura del Midi, essendo la moglie Berthe assente per compere in città, Émile sale in mansarda a cercare Ada, la servetta. La chiama a voce bassa, “Ada…”, non ottiene risposta e allora spinge la porta: “Le persiane erano chiuse. Nella penombra Ada dormiva nuda sul letto, di cui non aveva scostato la coperta”. Lei aveva sentito ma non si muoveva, teneva gli occhi chiusi, le gambe leggermente aperte. Allora l’aveva toccata, dapprima con la punta delle dita, e aveva visto un fremito percorrerla. Con le labbra socchiuse lei aveva sospirato senza dire niente”. Lui l’aveva presa d’impeto ed era rimasto sorpreso dall’espressione radiosa che aveva illuminato il viso della piccola selvaggia: “Non aveva mai visto un essere umano provare un’estasi simile e di colpo, stringendolo con foga tra le braccia magre, premendogli il petto contro il suo con una forza insospettabile.” Gli era sembrato che lei avesse balbettato: “Finalmente”. Per poi mettersi a singhiozzare dalla felicità, in preda a una gioia interiore, profonda, incontenibile, pura e torbida insieme. “Erano state le lacrime, grosse lacrime infantili, a farle aprire le palpebre, e lei subito le aveva richiuse”.

Se non era ancora il vero inizio, quell’evento fortuito che lui, in totale buona fede non si era aspettato, aveva comunque rappresentato un punto di svolta.

Ada aveva forse sedici anni quando il padre, Pascali, un muratore a giornata, l’aveva portata alla Bastide offrendola come domestica tutto fare; silenziosa, un po’ selvatica, Émile non l’aveva mai veramente notata. Poi trascorsi un paio d’anni, all’improvviso tutto era precipitato, fatalmente.

Il giovanotto è anche lo chef della Bastide, un cuoco di talento, al punto che i clienti salgono dalle vicine località alla moda della Costa Azzurra per gustare la sua bouillabaisse, o il risotto con i calamari al sugo nero di cui custodiva gelosamente la ricetta. Senza contare che sulla carta è anche per metà proprietario della pensione familiare ai piedi dell’Esterel, avendo sposato Berthe, la figlia del padrone, che ha solo un paio d’anni più di lui ma è molto più adulta e, nel comportamento, per come lo tratta, sembra in tutto e per tutto sua madre. È lei a capo dell’impresa da quando il vecchio Harnaud, detto Gros-Luois, se n’è andato per un colpo apoplettico e la madre, dopo avere in tutti i modi arrangiato le nozze della figlia, si era ritirata al paese, in Vandea, stufa del sole del Sud.

Gli sposini avevano preso possesso di tutto, e si erano subito stabiliti nella camera da letto degli Arnaud, ma senza provare reciproca passione, quantomeno Émile, che si era adagiato nella buona sistemazione senza girarci troppo intorno; e quel che è peggio senza avvertire alcuna attrazione verso Berthe incapace di esprimere i propri sentimenti. Infatti la moglie è considerata un’estranea dagli abitanti della zona, mentre Émile benché venga anch’egli dalla Vandea, è molto ben voluto, amico di tutti, e quando ha qualche ora libera dal lavoro, scende a Mouans-Sartoux per giocare a bocce con buoni risultati; non lo sfottono più chiamandolo pivello, come quando metteva la lingua tra i denti al momento di misurare la bocciata. Pivello però continua a essere per la moglie, attenta più ai conti e all’amministrazione della pensione che alla intimità coniugale, seppure aggrovigliata in una sorda gelosia nei confronti del marito che reputa evidentemente una sua proprietà. Se prima del matrimonio Émile si scapricciava con le ragazze, anche a pagamento, di Cannes o Grasse, ora era guardato a vista e controllato in ogni movimento fuori delle mura domestiche.

Una mattina era arrivata per un soggiorno Nancy Moore, una giovane signora inglese decisamente disinvolta, trentadue anni, giornalista, uno spiazzante miscuglio di ironia, cinismo e passione: “Scrivo storie stupide per stupide riviste in cui delle poverette cercano di scoprire come essere felici”.  Sotto l’abito di cotone chiaro non portava il reggipetto e quando parlava si vedevano i capezzoli indurirsi contro il tessuto leggero. “Nessuno aveva mai guardato Émile con tanta tenerezza e cupidigia insieme”.

Il giovane aveva voglia di Nancy, “una voglia a tratti dolorosa”. Lei andava a prendere il sole, nuda, alla Roccia Piatta, al riparo della pineta. Il terzo giorno Émile l’aveva raggiunta di nascosto. La donna indossava soltanto un paio di occhiali da sole che le nascondevano gli occhi.

“Gli era sembrato di commettere uno stupro, in modo goffo, maldestro. Mai in vita sua era penetrato in maniera così animalesca nella carne calda di una femmina”. Ma Nancy aveva reagito col tono che si riserva ai bambini: “Il mio bravo piccolo Émile… Sei contento?”

Il giorno dopo, mentre stava per partire all’attacco, Berthe l’aveva fermato sulla porta, impedendogli di uscire. Lui non aveva osato insistere. Ma la mattina seguente si era precipitato alla Roccia Piatta ma la ragazza non c’era. Quando era rientrato la moglie non aveva neppure alzato la testa dai conti. Era corso al primo piano ma la stanza era vuota: “Sua moglie l’ha messa alla porta”, l’aveva avvertito la signora Levaud che stava rassettando le camere.

“Mi ha comprato”. Aveva mormorato Émile tra sé, in una repentina, rabbiosa presa di coscienza. Con la mente tornava assillantemente all’incontro con l’inglesina, a volte gli accadeva di rievocare la Roccia Piatta, e gli era capitato di tendere la mano nel vuoto come se dovesse trovare accanto a sé un corpo di donna.

Il giovane infatuato aveva avvertito in maniera struggente e umiliante la mancanza della bella Nancy, la quale, golosa di vita, una volta gli aveva detto seriamente: “Se ti trasferisci a Londra, a Soho, faresti fortuna in un lampo.”

Poi era arrivata Ada, una ragazzina vestita di nero che aveva intravisto qualche volta nella pineta, dove viveva con suo padre in una specie di capanna. La moglie gli aveva detto laconica di averla assunta come domestica e che avrebbe dormito nella mansarda, un ripostiglio sistemato alla meglio con un letto. Ora la ragazzina indossava un grembiule bianco, ma era sempre scapigliata, e non parlava mai, esasperando Berthe che tentava di insegnarle l’educazione: “Si risponde Sì signora”. Però lavorava sodo, dalla mattina alla sera senza fiatare, a testa bassa, senza un orario o un accordo per qualche giorno di ferie, trattata come una schiavetta, una bestia di casa.

Proprio di lei, ancora senza saperlo, aveva bisogno Émile, la pura e semplice frenesia dei sensi, la febbre travolgente dell’amore fisico, e forse di molto altro, come andava scoprendo ad ogni nuovo incontro.

“A Ada bastava un battito di palpebre, a cui lei non dava altra risposta che un luccichio negli occhi”. Mentre l’aspettava, nell’ansia, il giovane quasi sperava che non venisse, tanta era la tensione.

“Invece venne. E lui le si gettò addosso come un affamato su un pezzo di pane”. “Dovrai venire ogni volta che te lo chiedo. Verrai?” Lei disse di sì, stupita della domanda, “le sembrava talmente ovvio!” Per la fanciulla non contava altro che vivere nella sua scia e non appena lui le faceva un cenno accorreva a stringerglisi addosso. “Nell’aspetto era restata misteriosa e selvaggia, ma promanava una serenità che Émile non poteva far altro che paragonare a quella di un animale appagato”.

A gennaio c’era stata una felice e insperata combinazione; Berthe aveva dovuto accorrere a Luçon dalla madre, che s’era presa una polmonite. Alla Bastide in quel momento erano soltanto lui e Ada. Émile era salito da lei e l’aveva trascinata nella sua camera matrimoniale, avevano fatto l’amore su un vero lettone, “senza paura, senza trasalire al minimo rumore, e si sarebbero addormentati stretti l’uno a l’altro”.

Fu al ritorno della nuova stagione, in giugno, che “ebbe luogo la scena madre”. Si erano rifugiati come sempre nel casolare, l’aria torrida fremeva del canto delle cicale, la porta era chiusa a chiave, le persiane sbarrate. Ma Berthe era riuscita ad aprile dall’esterno: “Il sole era entrato di colpo nella stanza, con la stessa violenza con cui l’acqua penetra nella breccia di una diga”. La moglie, immobile, si stagliava nel rettangolo luminoso. Ada era già in piedi, con il vestito ancora sollevato, e sentì la voce di Émile ordinarle: “Resta qui”. Poi con lo stesso tono deciso rivolgersi a Berthe, senza quasi guardarla: “Ora lo sai”.

Nel romanzo a questo punto le cose precipitano: come? Verso dove? Émile ormai è seriamente convinto che per lui sia una questione di vita o di morte, una partita da vincere per la sopravvivenza. Comprende, troppo in ritardo, di essere caduto in una tagliola irreversibile: a “Berthe-so-tutto-io” non sfugge niente, è lei la padrona della Bastide e di tutti i sottoposti, marito compreso.

Come immaginate che andrà a finire? Le ipotesi sono aperte, ma con Simenon è quasi impossibile anticipare gli eventi. E quando stiamo per capire, è già troppo tardi. Crudelissimo, insuperabile Sim.

 

 


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.