Si affaccia definitivamente sulla scena il nuovo volto del fascismo. Lasciamo a chi si occupa di storia il dibattito colto sulla definizione più adatta per descrivere ciò che sta accadendo nell’ex Occidente del mappamondo. In verità, si consiglia la lettura del volume di Nicos Poulantzas “Fascismo e dittatura” (1970) per sciogliere i dubbi. Il fascismo si traveste a seconda delle stagioni e oggi assume le vesti di una sorta di “maccartismo autoritario” selvaggio e crudele. La caccia a tutto ciò che ha qualche tinta residua di rosso è la priorità. In tale direzione va la riunione contro l’antifascismo promossa dal Segretario di Stato degli USA Marco Rubio con la guida ideologica di Trump, Thiel e dei loro orchestrali. Ed è persino più sbalorditiva della già amara evidenza della degenerazione di una destra italiana rapace e vendicativa l’annunciata presenza del sottosegretario leghista Nicola Molteni a Washington. Ecco, basta con menzogne e sotterfugi sintattici. La destra al governo non riesce a pronunciare il termine antifascista perché è proprio legata a triplo filo al proprio album di famiglia. Insomma, apriamo gli occhi: Meloni e alleati non sono con Rubio per cortesia, ma stanno lì a dare la linea mutuata dalla propria avventura in nero. Il maccartismo all’italiana è il pensiero unico da imporre costi quel che costi, mettendo ai margini chi osa discutere e dissentire o persino dando l’assalto a ciò che residua di indipendenza e libertà. Ultimo caso l’offensiva contro Report, che per la destra nostrana è ciò che per Rubio è Cuba. E noi resistiamo e suoneremo le nostre campane, fino all’ultimo respiro.
