A forza di sentir parlare di “strategia della tensione” in relazione ad una precisa fase storica del nostro recente passato si potrebbe cadere in un equivoco: ritenere quelle modalità di interferenza con la vita democratica una eccezione rispetto al normale corso degli eventi. Nel caso specifico una eccezione spiegabile come variabile dipendente dalla Terza guerra mondiale, passata alla storia con la definizione depistante di “Guerra Fredda”, che ha avuto tra gli anni sessanta e ottanta del secolo scorso la sua “escalation”, terminata con la “caduta” del Muro di Berlino nel 1989 e con la implosione dell’Unione Sovietica nel 1991, cioè con la vittoria dell’alleanza atlantica. Sarebbe un equivoco grave e dalle conseguenze molto nefaste.
La “tensione” in realtà è una modalità ordinaria della organizzazione del potere e le democrazie che ancora compongono il mondo al quale siamo abituati non sono immuni da questa modalità. La violenza, agita o minacciata, come strumento di intimidazione, di eliminazione, di distrazione o di orientamento della storia non ha mai smesso di essere di casa dal secondo dopoguerra ad oggi. L’Italia da questo punto di vista, per i noti motivi che ne hanno fatto almeno fino all’inizio degli anni ’90, un “confine” interno all’Occidente atlantista, ne ha vissuto una declinazione particolarmente dolorosa e tuttavia contenuta rispetto a quella subita da altre società tanto europee (come la Grecia) quanto centro, sud americane ed asiatiche (per un approfondimento necessario rimando a Il Metodo Giacarta, di Vincent Bevins, Einaudi). Una declinazione tragicamente contenuta grazie, e sembra paradossale adoperare questo termine, alla solidità degli apparati di sicurezza e del blocco di potere politico che ha governato l’Italia per i primi quarant’anni di Repubblica, che hanno saputo dimostrare ai leader dell’alleanza atlantica di poter fare quello che andava fatto senza bisogno di ulteriori e più devastanti interventi. I “colpi di Stato” preparati ma mai eseguiti, sono un buon indicatore.
Per inciso: è giusto quel che si sta facendo in questi ultimi anni, illuminando le responsabilità della destra fascista ed eversiva in questo schema (sono nato il 31 maggio 1972, il giorno della strage di Peteano: come potrei pensarla diversamente?!), soprattutto a seguito della sentenza sulla strage di Bologna che ha definitivamente certificato il ruolo avuto dai NAR ed ha seriamente descritto quello della P2 e quindi di pezzi apicali delle Istituzioni italiane, ma guai a dimenticare, inducendo in errore soprattutto i più giovani che si dovessero accostare oggi alla materia, la centralità nella gestione di questa lunga e variegata strategia della DC ed in particolare di una sua componente significativa che poi, al pari di certi neo fascisti, non si è dileguata dopo il 1992, ma ha soltanto cambiato giacca, trovando nuovi spazi per continuare a gestire il potere. Consapevolezza questa che aiuta a spiegare anche una certa trasversalità odierna nell’invocare una definitiva “pacificazione” nazionale, che tanto sarebbe utile, negli auspici dei suoi apologeti, alla modernizzazione del nostro Paese e che a me invece pare utile soltanto alla impunità, alla riproduzione di alcuni assetti profondi del potere italico ed alla manutenzione dell’infantilismo politico che caratterizza gran parte della nostra società.
Tornando al filone portante del ragionamento ovvero la “tensione” come strategia normale della organizzazione del potere, bisogna che faccia ancora un paio di precisazioni di carattere generale.
La “tensione” può avere due diverse missioni a seconda della fase del ciclo del potere che si prenda in considerazione. Infatti se a praticarla è un assetto di potere forte, allora la “tensione” avrà una missione conservativa di quell’assetto: la violenza, minacciata o agita, sarà adoperata per consolidare il potere egemone e ciò sarà fatto dal medesimo potere egemone attraverso le sue articolazioni più inconfessabili. Non è così che sono andate le cose in Italia da Portella della Ginestra fino alla metà degli anni ’80 (la strage di Natale del 1984 è una sorta di confine tra le diverse missioni della “tensione”, perché fu soprattutto una strage di mafia, preoccupata di mandare un messaggio allo Stato in vista di quello che sarebbe stato il Maxi processo, che però si camuffò volutamente da strage tipica della “tensione-conservativa”)? Se invece la “tensione” è praticata da un potere insorgente, non ancora egemone, che intenda sostituirsi in tutto o in parte a quello egemone, allora la “tensione” avrà una missione sovversiva dell’assetto dominante: violenza e minaccia saranno agite per destabilizzare, impaurendo l’opinione pubblica, inducendola a ritenere inadeguati o malamente compromessi i gruppi dirigenti “in sella”, e orientandola verso nuovi protagonisti. Non è così che sono andate le cose tra il 1989 ed il 1994? Ancora una ultima precisazione: la “tensione” può essere provocata direttamente dagli agenti del potere forte o insorgente, ma può anche essere prodotta semplicemente lasciando che accadano eventi traumatici, evitando di impedirli, pur potendolo fare.
I male-intenzionati infatti non mancano mai nelle società e tal volta ai poteri reali basta osservarli e lasciare che facciano.
Non è questo che alcuni autorevoli analisti di cose italiane pensando delle Brigate Rosse ed in particolare del sequestro Moro? E non è questa l’ipotesi agghiacciante che sta verificando la Procura di Firenze che ha recentemente messo sotto accusa l’ex generale Mori per le stragi del ‘93/’94: sapeva e non ha fatto nulla per fermarle. Cosa potrebbe capitare oggi, con queste premesse? (Quella che segue è una esercitazione, ogni riferimento a fatti o persone realmente viventi è puramente casuale e non rappresenta una accusa).
Dobbiamo prima di tutto chiederci se esista in questa fase storica un potere reale pronto a tutto per raggiungere i propri obiettivi, possibilmente un potere di rilevanza transnazionale, ché le cose grosse quando accadono quasi mai riguardano soltanto un singolo Paese, avendo bisogno di enormi quantità di denaro e dovendo essere sorrette da ideologie solide che considerino il ricorso alla violenza, anche contro inermi esseri umani, una modalità giustificata di azione alla stregua della vivisezione animale in certa ricerca scientifica.
Servirebbe un potere reale con un obiettivo dichiarato: chiudere l’esperienza storicamente eccezionale delle democrazie parlamentari, a suffragio universale, costituzionali, liberali, fondate sul riconoscimento dei diritti umani universali e con essa chiudere l’altrettanto eccezionale pratica delle organizzazioni internazionali poste a presidio dei diritti umani universali, tra cui l’Unione Europea. Questo potere reale, che potrebbe agglutinarsi attorno a quelli che oggi chiamiamo “tecno-capitalisti”, sa che queste democrazie, per quanto impallidite e contraddittorie, rappresentano un ostacolo alla realizzazione della società che hanno in mente. Qual è l’utopia di questo potere reale? Da cosa sono mosse? (Guai infatti a pensare che questo potere reale non incorpori una formidabile spinta utopica, quindi una solida ideologia: non si possono ammazzare donne e bambini senza). Dal sogno di un futuro senza più la morte e senza più la Terra ormai in cancrena. Una vita immortale e spaziale… per chi potrà permettersela of course! Questa “utopia” ha bisogno di accelerare i processi di accumulazione materiale e quindi di segregazione sociale, per questo lo “Stato di diritto” è un ostacolo. Ciò che Israele e USA stanno facendo a Gaza è una grande sperimentazione di questa accelerazione. La destra nazionalista avrebbe in questo piano un ruolo fondamentale: sarebbe serva di questo potere reale, in modo e per motivi analoghi a quelli che cento anni fa in Italia legarono le forze capitaliste (e non soltanto) al Fascismo di Mussolini. Come allora sarebbe una strana alleanza, perché la destra nazionalista dovrebbe avere in odio un potere del tutto indifferente al tema della sacralità nazionale e che anzi lo trapassa, annichilendone ogni valenza, in nome di un ordine con ben altre centralità, proprio come era allora il potere di un capitalismo che si andava imponendo a cui servivano controllo sociale ed accesso alle risorse materiali necessarie al proprio sviluppo e che della retorica patriottica rideva in separata sede.
Ammesso che questa strana alleanza esistesse e fosse determinata ad andare fino in fondo, approfittando di una egemonia politico-istituzionale oltre che economico-mass mediatica, per affondare la democrazia costituzionale e sostituirla con un regime illiberale, autoritario, funzionale alla accelerazione a cui si è fatto cenno, qualche iniezione di “tensione” tornerebbe molto utile. Resterebbe da chiedersi, in questo esercizio di fantasia, che forma potrebbe assumere? Quella del produrla direttamente o quella del lasciare che accada qualcosa di traumatico, senza impedirlo? E soprattutto esplorando questa seconda ipotesi, quali potrebbero essere gli “agenti” provocati o anche solo non impediti? Potrebbero appartenere ad almeno tre tipologie:
- i giovani organizzati in movimenti antagonisti, che però ad oggi non hanno imboccato la strada della lotta armata come in passato;
- estremisti di destra, rigorosamente giovanissimi e meglio se non organizzati ma “lupi solitari” imprevedibili e apparentemente ingovernabili (come dovevano apparire 40 anni fa i NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari. Ricordiamoci che Luigi Ciavardini quando partecipa agli omicidi Amato, Evangelista ed alla strage di Bologna non ha ancora 18 anni!), ché le forze di estrema destra organizzate sarebbero un boomerang per le destre nazionaliste di governo;
- gli islamisti “radicalizzati”, meglio se anche loro giovani ed imprevedibili “lupi solitari” (nessuna trattativa è possibile con i “lupi solitari”, così si taglia la testa al toro a logoranti diatribe sulla preferibilità di aprire un negoziato con criminali sovversivi).
Cosa dovrebbe fare il potere reale, appoggiato dai nazionalisti al governo, per produrre la “svolta”, accendendo le “micce”? Alimentare le condizioni per l’esplosione della violenza: nel caso dei giovani antagonisti, per esempio, reprime il dissenso, moltiplicare le norme penali ma anche amministrative che rendano più difficile manifestare, che aumentino la gravità della reazione dello Stato (penalizzazione delle condotte precedentemente non penalmente rilevanti, moltiplicazione di norme amministrative segreganti – DASPO urbano – utilizzo mirato del potere medico-sanitario – trattamenti sanitari obbligatori, sgombero dei centri sociali), comprimere tutte le politiche di prevenzione e di accesso all’autonomia (azzerare le politiche per la casa, la sanità, la scuola…). Nel caso degli estremisti di destra, fomentare politiche di esclusione sociale e di segregazione in danno della popolazione di origine straniera, tollerando, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, lo spaccio di strada ed altri delitti simili per impatto sulla opinione pubblica, al fine di aumentare le tensioni sociali e rendere necessarie agli occhi degli estremisti di destra azioni forti di liberazione violenta dall’immigrato molesto.
Nel caso degli immigrati islamici “radicalizzati” spingere sulla segregazione sociale, sullo sfruttamento lavorativo, stressare le carceri, rendendo l’ambiente (occupato sempre più spesso da immigrati musulmani) insopportabile, rompendo definitivamente quel “patto della speranza” che la nostra Costituzione mette a fondamento del sistema detentivo.
Scelte utili a perseguire questi scopi saranno, per esempio, la criminalizzazione della disobbedienza passiva e nonviolenta all’interno delle carceri, l’utilizzo di agenti infiltrati-provocatori, l’annichilimento delle risorse trattamentali, l’accesso agevolato ed incoraggiato all’utilizzo di psicofarmaci, la compressione del ricorso a misure alternative alla detenzione carceraria a certe condizioni.
Altri strumenti utili saranno: l’indebolimento della indipendenza della magistratura, il controllo dell’esercizio dell’azione penale, il controllo delle emittenti radiotelevisive pubbliche e non, il controllo delle principali testate giornalistiche, l’indebolimento della posizione dei giornalisti indipendenti attraverso l’assenza di tutele verso le SLAPP, verso la precarizzazione del lavoro, il controllo sugli organismi di vigilanza come la Corte dei Conti, la Corte Costituzionale.
Altri ancora: la progressiva ri-militarizzazione della Polizia di Stato, il controllo sulle Università ed una legge elettorale che favorisca il potere dei partiti, attenui quello degli elettori, esalti il ruolo dell’Esecutivo e della maggioranza nel controllo degli organismi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Autorità “indipendenti”).
Ma potrebbe anche darsi che il potere reale tecno-capitalista, determinato ad andare fino in fondo con la liquidazione dell’eresia democratica, diffidando della affidabilità delle destre di Governo, preferisca scommettere su nuovi attori più affidabili, che non si facciano commuovere e riportare a più miti consigli (sarebbe molto utile approfondire la “parabola” di Mariano Rumor da questo punto di vista, che sul “più bello” – cioè all’indomani della strage di Piazza Fontana nel 1969 – si rifiutò di firmare lo stato di emergenza, contribuendo a salvare le Istituzioni democratiche). In questo caso la “tensione” pur avendo le stesse modalità, beneficiando del lavoro fatto precedentemente dalle destre di Governo, si risolverebbe a favore di qualcun altro.
