Giornalismo sotto attacco in Italia

Mobilitazione per fermare il progetto autoritario della destra   

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Le diverse e concentriche modalità di attacco alla Costituzione scelte e messe in atto dalla destra di governo e parlamentare che Articolo 21 ha deciso con lungimiranza di contrastare in ogni modo, trovano la prima e forte manifestazione pubblica nella Festassemblea del 9 giugno.

In precedenza, da giovedì 4 giugno a sabato 6, a Sassari, Cagliari e Carbonia le stesse, accorate denunce contro il rischio che l’Italia sta correndo di essere trasformata in uno Stato autoritario sono state formulate da Gavino Angius, già vice presidente del Senato, nonché strettissimo collaboratore di Enrico Berlinguer, in affollate e appassionate assemblee organizzate da Sinistra Futura e dalla scuola di cultura politica ‘Joyce Lussu’. Assemblee nelle quali ha anche illustrato il suo bellissimo libro ‘Ambizione e disincanto’ in cui ripercorre le speranze, le tragedie,  le conquiste e le violenze degli 80 anni della nostra repubblica.

Fallito il primo assalto portato con il referendum contro la magistratura, la destra sta ora rilanciando con la pericolosissima legge elettorale che ha come primo obiettivo quello di riproporre, sotto spoglie diverse, l’ossessione di Giorgia Meloni per ottenere dall’elettorato l’investitura a premier. Il nuovo progetto è quello di far votare le schede con l’indicazione della scelta del presidente del Consiglio, scelta assolutamente anticostituzionale, ha fortemente rimarcato Gavino Angius, così come quella di non consentire agli elettori di scegliere i propri rappresentanti vincolandoli a votare le liste precostituite dai singoli partiti.

Altra perniciosa proposta, che non esiste in alcun altro Paese democratico, è quella del premio di maggioranza che snaturerebbe completamente la composizione delle due camere parlamentari. Il tentativo di cambiare l’assetto democratico del Paese ricorrendo a strumenti istituzionali, come il referendum, prima, e la legge elettorale poi, non sono gli unici segnali di quale Italia voglia costruire questa destra. Innanzi tutto attaccando le libertà d’espressione, di manifestazione, di informazione con le tante leggi bavaglio e le querele temerarie. Poi, in modo molto più subdolo, con i provvedimenti che intendono cambiare la libertà d’insegnamento e delle arti, presi e progettati dai ministri Valditara e Giuli. Nessuna interdisciplinarità, ma studi concentrati su storia, letteratura, cultura arte italiane. Questo oggi, dopo  secoli di scambi culturali nel mondo ed esperienze non cancellabili come il Rinascimento e l’Umanesimo, l’Illuminismo, il Romanticismo, l’immenso patrimonio di conoscenze costruito sulle interconnessioni.

“Non c’è da sorprendersi – ha dichiarato Gavino Angius – visto che abbiamo una premier che non solo rifiuta di definirsi antifascista, ma preferisce usare il termine ‘Nazione’ piuttosto che ‘Repubblica’. Questa preoccupante deriva autoritaria va fermata ed io ho fiducia più che speranza nei giovani”.

Deriva autoritaria che il governo Meloni sta già attuando in particolare attaccando le autonomie regionali non solo con la proposta Calderoli, ma anche con decisioni che, se messe in atto, danneggeranno ambiente, paesaggi, monumenti, aree archeologiche. È quanto sta avvenendo proprio in questi giorni con un gigantesco programma di installazioni di pale eoliche offshore e pannelli fotovoltaici in Sardegna, senza alcun confronto con le autorità regionali. Le cifre sono paurose: dieci torri eoliche sulla costa orientale tra Jerzu e Ulassai; altre 42 turbine in mezzo al mare nel Sulcis, davanti a splendidi tratti di costa; due enormi parchi fotovoltaici nelle campagne dei comuni di Uta e Serramanna, il primo formato da 38.910 pannelli, il secondo da 38.766 moduli. Il tutto per produrre elettricità capace di servire ben 8 milioni di utenze (la popolazione sarda è di circa un milione e seicentomila abitanti).

Una concezione coloniale del rapporto governo centrale-periferie. Se proposto oggi, quando ancora sono attuabili le garanzie costituzionali sull’autonomia delle Regioni, cosa accadrà se andrà in porto la trasformazione della Repubblica democratica nata dalla Resistenza e  incardinata  sulla Costituzione, in una forma di democrazia autoritaria imitando modelli già esistenti e cari a questa destra stracciona?


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