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Una carrozza tutta d’oro. La leggenda di Teodorico da Ravenna ai mari del Nord

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Di Teodorico non si conosce la data esatta della nascita. Gli storici la collocano tra il 450 e il 455, con alcune preferenze per il 454, o per il 453, affascinante per la presunta coincidenza con la data della scomparsa del re unno Attila. Più certa, invece, la data della morte, avvenuta a Ravenna nell’agosto del 526. Alcuni, peraltro, negli anni immediatamente successivi, non esitarono a far artatamente coincidere il momento del decesso col presunto giorno esatto della scomparsa dell’eretico Ario, avvenuta, probabilmente a Costantinopoli, quasi due secoli prima, ma ancora capace di colorare gli eventi di un’aura diabolica.

Nel 2026 ricorrono comunque i 1500 anni dalla scomparsa del re che dedicò gran parte della sua esistenza all’arduo tentativo di fare incontrare e convivere Ostrogoti e Romani, meritandosi la benevola attenzione di Niccolò Machiavelli, che in lui forse scorse un ideale precursore del suo “Principe”.

Per gli amanti delle ricorrenze, dei ricorsi storici e degli approfondimenti, suggeriamo la lettura del libro di Paola Novara, studiosa meticolosa e rigorosa, che in Una carrozza tuta d’oro, pubblicato coi tipi della Società Editrice «il Ponte Vecchio», propone la storia di Teodorico oscillando tra accadimenti accertati, leggenda e comprovate peregrinazioni dai mari del Nord fino a Pavia, Verona e, ovviamente, Ravenna. Un percorso svolto attraverso approfondite analisi di fonti librarie, documenti e iconografie, senza trascurare le interessanti incursioni sul mito e sulla letteratura fiorita attorno a questo personaggio. Nonostante l’accuratezza scientifica e il vastissimo apparato bibliografico consultato, l’opera risulta di agile lettura anche per “non addetti” ai lavori. Si presenta, anzi, come piacevole occasione di arricchimento oscillando fra storia, rievocazione letteraria, cronache locali, senza dimenticare di frugare, con puntualità e competenza, fra i reperti archeologici. Ne scaturisce una preziosa ricostruzione delle narrazioni dipanatesi nei secoli attorno a questa figura centrale in grado di agevolare la comprensione di certi passaggi cruciali della storia europea. Il riguardo verso l’alone mitico, inoltre, consente di incrociare le tradizioni nordiche con le leggende locali: si pensi allo straordinario, miracoloso, “incontro” con Ellero di Galeata, il religioso che avrebbe dato vita a uno dei primi gruppi monastici d’Occidente. Un confronto che in qualche modo ricorda quello tra Attila e papa Leone I.

Si arriva, infine, all’avventura vera e propria se ci si addentra tra le saghe fiorite attorno alla morte del re amalo; o alle vicende che concernono la costruzione del famoso mausoleo ravennate su cui a tutt’oggi incombe l’ombra dell’arcano circa le modalità e, soprattutto, il posizionamento della pesantissima cupola che lo sovrasta. Il tutto mentre tra i popolani serpeggiava, e tuttora aleggia, l’inquietante convinzione che un misterioso tunnel sotterraneo colleghi il sepolcro (o cenotafio?) al palazzo di Teodorico, celando i resti di una «carrozza tutta d’oro» il cui rimbombo farebbe ancora oggi tremare le vetrate di alcune vie della città bizantina.


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