Giornalismo sotto attacco in Italia

Diamo un nome a chi non torna a casa dal lavoro

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In Italia si continua a morire di lavoro, ma troppo spesso queste tragedie ricevono un’attenzione mediatica limitata e temporanea. Solo alcuni episodi particolarmente gravi riescono a conquistare spazio nel dibattito pubblico, mentre molti altri restano confinati a brevi trafiletti. E quando se ne parla, lo si fa prevalentemente attraverso numeri e statistiche. Ma dietro quei numeri ci sono volti, nomi e storie. Sono persone, non numeri.

Quando un lavoratore esce di casa e non vi fa più ritorno, non si spegne soltanto una vita: si frantuma un intero universo affettivo. Restano sedie vuote a tavola, sogni interrotti, figli che cresceranno senza un genitore, partner e genitori costretti a convivere con un’assenza che nessun risarcimento potrà mai colmare. A questo si aggiungono spesso difficoltà economiche e lunghi percorsi giudiziari nella ricerca di verità e giustizia.

Il ruolo dei media è fondamentale nel mantenere viva l’attenzione su queste tragedie e nel dare voce alle vittime e alle loro famiglie. Proprio per questo, il linguaggio utilizzato nel raccontarle può contribuire a rafforzare la consapevolezza collettiva. Espressioni come “morti bianche”, “tragica fatalità” o “doveva succedere”, entrate nel linguaggio comune, rischiano di trasmettere l’idea di eventi inevitabili, attenuando il senso di responsabilità e sminuendo la gravità di queste morti.

La realtà è diversa: nella maggior parte dei casi, gli infortuni mortali sul lavoro sono prevenibili e riconducibili a precise responsabilità. Utilizzare un linguaggio che restituisca dignità alle vittime e alle loro famiglie rappresenta un passo importante verso la costruzione di una cultura della sicurezza e della prevenzione. Continuare a raccontare queste storie mettendo al centro le persone significa contribuire concretamente a un cambiamento culturale necessario e urgente.

Ricordiamolo sempre: dietro ogni numero c’è una persona, un nome e una famiglia che porterà per sempre il peso di quell’assenza.

Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze
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Dall’ inizio del 2026, i lavoratori di cui ho trovato notizia, che purtroppo non hanno fanno fatto più ritorno a casa, perchè sono morti sul lavoro.

Persone e non numeri:

Romeo Spera operaio di 53 anni, morto dopo due settimane di agonia.
Fabrizio Braghetto, autotrasportatore di 65 anni, morto schiacciato.
Antonio Formato operaio di 69 anni, morto per essere caduto da un’altezza di 4 metri.
Pietro Zantonini, vigilante di 55 anni, morto sul lavoro per il freddo causato dalle temperature polari.
Halili Xhevdet operaio di 59 anni, morto schiacciato da una pressa.
Dario Codeluppi perito industriale di 50 anni, è morto dopo oltre 6 anni, per un infortunio sul lavoro avvenuto il 20 Novembre 2019.
Claudio Salamida operaio di 46 anni, morto per essere precipitato dal quinto al quarto piano,  durante un controllo alle valvole alla ex Ilva di Taranto.
Erri Talone operaio di 41 anni, morto schiacciato da un trasformatore di 50 quintali.
Danilo Bergagna boscaiolo di 35 anni, morto colpito da un grosso ramo, precipitato da un albero che un collega stava potando.
Loris Buscaglia operaio di 55 anni, morto per essere caduto da una piattaforma, da un’altezza di 4 metri.
Said Fennouni operaio di 48 anni, morto dopo essere caduto dal un’altezza di 5 metri, dal tetto di un’azienda.
Josip Krizanec autotrasportatore di 30 anni, morto per essere stato travolto dal carico di mais che stava trasportando.
Andrea Cricca agricoltore di 24 anni, morto schiacciato in un macchinario agricolo.
Alessio La Targia operaio di 40 anni, morto per essere caduto da un’impalcatura dal un’altezza di 5 metri.
Federico Ricci operaio di 51 anni, morto schiacciato dalla benna della gru del camion.
Florinel Croitoru operaio di 59 anni, morto per essere stato travolto da un mezzo meccanico.
Vincenzo Pitasi, operaio di 59 anni, morto per essere precipitato da 7 metri.
Diego Palladino operaio di 57 anni, morto travolto dal cemento durante la pulizia dei silos.
Craiu Dino Florian operaio di 57 anni, morto schiacciato da una lastra di metallo.
Salvatore Tegas operaio di 72 anni, morto schiacciato da un furgone, mentre stava lavorando in un terreno.
Stefano Vuolo operaio di 56 anni, morto schiacciato da una lastra metallica.
Abdelhak Zanboura operaio di 53 anni, morto per essere precipitato da un capannone in ristrutturazione.
Giovanni Cosci tecnico di 79 anni, morto schiacciato da un letto antidecubito al quale stava lavorando.
Catalin Moise Robu operaio di 55 anni, morto per essere precipitato da un’altezza di 10 metri.
Un operaio di 32 anni è morto per essere rimasto incastrato in un macchinario.
Marco Cacchiani operaio di 38 anni, morto per essere precipitato da un’altezza di 7 metri.
Carmine Albero operaio di 24 anni, morto schiacciato tra due motrici.
Niko Ulivieri 29 anni, pilota del corpo dei piloti del Porto di Livorno, morto per essere rimasto intrappolato nella pilotina (barca) ribaltata.
Rocco Costantino operaio di 61 anni, morto per essere caduto da un’altezza di 5 metri.
Tommaso Andreuzza operaio di 27 anni, morto per essere precipitato da un’altezza di 20 metri.
Nicola Iezza operaio di 68 anni, morto per essere caduto da un macchinario che spruzza cemento.
Antonio Russo operaio di 61 anni,.morto per essere rimasto incastrato in un macchinario.
Francesco Greco operaio di 50 anni, morto per essere precipitato da un edificio.
Loris Costantino operaio di 36 anni, morto per essere precipitato da una passarella, da un’altezza di 10 metri all’ex Ilva di Taranto.
Saveria Doldo, 42 anni, titolare di una ditta di trasporti è morta, travolta da un camion in manovra.
Stefano Contiero imprenditore di 51 anni, morto per essere caduto da un tetto da un’altezza di 6 metri.
Marco Turra operaio di 58 anni, morto per essere stato schiacciato dall’escavatore.
Dorel Ciobanu operaio di 51 anni, morto per essere stato schiacciato da una pala meccanica.
Paolo Gaggero operaio di 61 anni, morto per essere stato schiacciato da una pressa di 5 tonnellate.
Abdellah Rahali operaio di 37 anni, morto per essere caduto da un’altezza di circa 10 metri.
Murat Tafciu operaio di 53 anni, morto per essere caduto da un ponteggio.
Enrico Matera operaio di 29 anni, morto per una caduta da un tetto di un capannone industriale, da un’altezza di 6 metri.
Domenico Minadeo operaio di 62 anni, morto dopo 7 mesi in ospedale, per un infortunio sul lavoro nel quale era rimasto gravemente ferito.
Mamour Mbow Pape operaio di 22 anni, morto per essere rimasto incastrato all’interno di un macchinario.
Silvia Berton addetta alle pulizie di 60 anni, morta investita da un treno nella stazione di Ceriale.
Ciro Di Martino operaio di 49 anni, morto schiacciato da un macchinario.
Vincenzo Romano, operaio di 39 anni, morto per essere stato colpito da una pesante lamiera.
Riaz Ahmed operaio di 55 anni, morto dopo un agonia di 24 giorni all’Ospedale Maggiore di Parma.Era caduto in una vasca di acqua bollente a oltre 90 gradi.
Roberto Gavioli operaio di 73 anni, morto per il cedimento della gru.
Italo Carpi operaio di 54 anni, morto in un serbatoio di alcol etilico.
Eolo Monelletta, imprenditore agricolo di 60 anni, morto schiacciato dal trattore.
Daniluc Tiberi Un Mihai operaio di 50 anni e Najahi Jaleleddine operaio di 40 anni, morti per il cedimento della gru

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