Il Tribunale di Roma , sezione ottava penale, ha pronunciato la sentenza che chiude il primo grado del processo Propaggine ed ha riconosciuto l’esistenza ed operatività nella citta di Roma di una potente ed attivissima locale di ndrangheta. Gli imputati sono stati condannati per delitto associativo, estorsioni aggravate da metodo mafioso, elusione delle disposizioni in tema di misure di
prevenzione pure aggravate ed altro a pene consistenti. Le vittime di queste condotte non si sono presentate nel processo, silenti ed invisibili come sempre accade nei processi di mafia. L’ Associazione Nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie Antonino
Caponnetto, rappresentata dalla sua presidente Simona Ricotti e dalla avvocata Felicia D’Amico, è parte civile in questo processo, in attuazione delle proprie finalità statutarie e per sostenere le ragioni delle vittime e della società civile che ripudia la prevaricazione mafiosa.
Le associazioni antimafia sono essenziale ed insostituibile presidio di legalità nella società civile e nelle aule di giustizia: accanto ai commercianti ed agli imprenditori schiacciati dal pizzo, accanto alle vittime di estorsioni, di danneggiamenti, di minacce ci sono le associazioni antimafia, a conferma che alla criminalità mafiosa non viene lasciato il controllo del territorio e di chi in quel territorio vive e lavora. Il contrasto alla criminalità mafiosa deve essere una priorità inderogabile nella agenda delle istituzioni perché i diritti fondamentali delle persone in termini di legalità, libertà, autodeterminazione non consentono distrazioni o deroghe.
“Ai magistrati della Procura DDA di Roma va il sentito apprezzamento della Associazione Caponnetto per l’imponente lavoro svolto”, si legge in una nota dell’associazione.
