Oggi il cielo è davvero in una stanza, piccola, silenziosa, sua.
Gino Paoli se n’è andato come solo lui sapeva fare le cose: in punta di parole, con un sapore di sale in gola e la certezza che certe canzoni non muoiono mai.
Aveva una gatta sul cuore da sempre e un proiettile nel petto che non aveva mai voluto togliersi, come se portare il peso fosse la sua forma di coraggio. Che cosa c’è, diceva, nella vita, se non questo: amarsi storti, sbagliarsi, ricominciare.
Con Ornella era una lunga storia d’amore che non aveva bisogno di finale e, in effetti non ne ha avuto uno. Se n’è andata lei a novembre, lui la raggiunge a marzo. Senza fine, come aveva scritto per lei nel 1961, ispirato dalle sue mani.
Adesso sono di nuovo in quattro amici al bar: Tenco, De André, Lauzi, Paoli. A parlare di Genova, di mare, di quella cosa strana che è vivere.
Ti lascio una canzone, aveva promesso. Ne ha lasciate abbastanza per tutta una vita. Per molte vite.
