La maggioranza vota la relazione Colosimo sulla vicenda “dossieraggi/Striano”, ma le opposizioni fanno muro e firmano insieme una contro-relazione che smaschera la guerra di potere, tutta interna alla destra.
Nella contro-relazione firmata insieme dai rappresentanti di PD, 5Stelle, AVS e Misto viene prima di tutto denunciato l’utilizzo strumentale della Commissione parlamentare di inchiesta, ridotta ormai a “maglio” buono per colpire chiunque venga considerato un avversario, a cominciare dalla magistratura procedente di Roma e di Perugia, indistintamente dipinta come inetta se non addirittura complice del perverso meccanismo. Un “maglio” adoperato anche per anticipare in maniera minacciosa un generale giudizio di colpevolezza sui protagonisti della vicenda, che ha in Pasquale Striano, ufficiale della Guardia di Finanza a suo tempo in forze tanto alla Procura Nazionale Anti mafia quanto al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della GdF, l’ineludibile perno, con un livore particolare dedicato (e come stupirsene!) a Federico Cafiero De Raho, oggi deputato pentastellato ed allora Procuratore nazionale antimafia. Un “maglio” buono poi per aggredire il giornalismo di inchiesta, descritto alla stregua di un agente sovversivo della democrazia, feroce ed immorale. Un “maglio” infine buono per offrire alla pubblica gogna il presunto complotto “rosso” anti destra ordito da toghe “maneggione”, alti ufficiali della GdF, editori senza scrupoli e giornalisti devoti. Un presunto complotto indimostrato ed indimostrabile.
Ce ne sarebbe abbastanza già così per ritenere assai urticante la contro-relazione delle opposizioni riunite, invece c’è dell’altro. Ed è più grave ancora.
C’è per l’appunto lo smascheramento del conflitto che sta dilaniando i vertici della destra meloniana, un conflitto sordo, carsico, che talvolta esplode come un geyser per qualche istante, mostrandosi in tutta la sua virulenza, per poi scomparire nuovamente.
Un conflitto che riguarda il ministro Guido Crosetto, il sotto segretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi di informazione per la sicurezza della Repubblica Alfredo Mantovano ed a scendere vari elementi di spicco della squadra meloniana, tra cui ovviamente la presidente Chiara Colosimo ed il ministro Carlo Nordio.
Un conflitto che ha anche a che fare con accuse incrociate di indebito spionaggio, che ha già avuto diversi episodi e fatto vittime illustri. Inequivocabili furono le parole di Crosetto quando avvertì, nel Settembre del 2024, di essere stato spiato dai Servizi (quali, non si è mai capito), il che avrebbe messo in pericolo niente meno che la sicurezza nazionale. Nella relazione Colosimo, uno degli attacchi più duri è riservato alla PM romana che per prima mosse le indagini dopo la denuncia del Ministro Crosetto del 2 Novembre 2022: la dott.ssa Antonia Giammaria. La relazione Colosimo, senza giri di parole, la accusa di avere operato in modo tale da avvertire i presunti responsabili del “dossieraggio” cioè il dott. Antonio Laudati, magistrato di punta della Procura nazionale e lo stesso Pasquale Striano, che a Laudati faceva riferimento. Accuse circostanziate e gravissime di avere lasciato ai due tutto il tempo necessario per far sparire le prove delle condotte illecite, disvelando l’indagine segreta, ritardando poi perquisizioni e sequestri. La relazione Colosimo insomma manifesta un clamoroso rammarico per l’occasione sprecata dopo una così tempestiva e coraggiosa denuncia fatta dal Ministro Crosetto. Laudati e Striano insomma avrebbero goduto di un insperato appoggio da parte della dott.ssa Giammaria ed indirettamente del Procuratore aggiunto di Roma, il dott. Antonio Racanelli, che avrebbe dovuto supervisionare il lavoro della Giammaria.
Cosa non torna, secondo la relazione delle opposizioni, in questo attacco ad alzo zero e perché esso è indizio della guerra di potere dentro “casa-Meloni”?
Antonio Laudati non può certo essere sospettato di simpatie sinistre: basterebbe ricordare che quando, da Procuratore di Bari, venne censurato dall’ANM nel 2012 per alcune sue condotte relative ad una inchiesta che aveva riguardato Silvio Berlusconi, ad intervenire prontamente e sonoramente a sua difesa con una interrogazione parlamentare che stigmatizzava, guarda un po’, l’Associazione nazionale Magistrati, fu l’allora deputato del PdL Alfredo Mantovano (che fino alla caduta del Berlusconi IV nel 2011 era stato Sotto segretario al Ministero dell’Interno).
L’aggiunto romano, Antonio Racanelli, nel frattempo diventato Procuratore di Padova, è stato segretario di Magistratura Indipendente ed è tra i pochi magistrati schierati per il “Sì” al referendum sulla riforma Nordio.
Ma ciò che soprattutto colpisce è la parabola della dott.ssa Giammaria, che lungi dall’aver pagato pegno, nel Giugno del 2025 (quando cioè i convincimenti della relazione Colosimo erano oramai maturi) è stata promossa dal Ministro Nordio in persona, che l’ha voluta con se’ al Ministero a guidare uno degli uffici più importanti ovvero il DAG: il Dipartimento Affari di Giustizia. Insomma: altro che maggioranza granitica, appena si aprono le finestre, tra un palazzo e l’altro, volano gli stracci.
