Mario Sanna è un uomo scosso, indignato. Ha perso il figlio Filippo (anni 22) a causa del sisma che dieci anni fa sconvolse Amatrice e oggi si sente abbandonato da uno Stato nel quale, tuttavia, continua a credere, da una politica che, nonostante tutto, ha deciso di non ripudiare, tanto che ancora vota sia pur in preda al disincanto, e da un esecutivo, quello attuale, la cui Presidente del Consiglio, in quattro anni, non si è mai recata ad Amatrice il 24 agosto, giorno dell’anniversario del terremoto. Parla con voce ferma e sincera, è giunto al quarantaduesimo giorno di sciopero della fame e non intende mollare. Non stavolta almeno, perché ci spiega di non accettare più promesse destinate a rimanere tali: vuole vedere i fatti e il suo stato d’animo è comprensibile.
Noi di Articolo 21 ci siamo avvicinati a lui e alla sua famiglia con rispetto, in punta di piedi, dando voce alla sua battaglia senza giudicare, nella speranza di riuscire a smuovere qualcosa o, quanto meno, a far sentire accolto un cittadino che non chiede altro che di essere considerato e di veder istituito un fondo per i familiari vittime delle calamità, per giunta in un Paese come il nostro ad altissimo rischio sismico.
PD, M5S e AVS, come ci racconta, si sono interessati alla sua vicenda. Ci auguriamo, senza pregiudizi, che il governo faccia altrettanto.
