Andrea Pirlo ha pagato il suo contratto con una società di scommesse russe: bandito dalla panchina della Nazionale.
Molti di coloro che invece andavano a braccetto con Putin, esibivano magliette con la sua effige sulla Piazza Rossa sono invece ancora al loro posto. Matteo Salvini, appunto, su tutti. Perché si accusa chi vuole la pace di essere “putinista” ma ci si guarda bene di chiedere conto a chi “putinista” lo è stato davvero. E lo è ancora. Sono gli effetti distopici della propaganda. Putin era un dittatore, un nemico della democrazia e della libertà anche prima che invadesse l’Ucraina e bombardasse civili.
Memoria selettiva, grande male dei tempi moderni.
Tra l’altro varrebbe la pena domandarsi: ma in FIGC, Federazione italiana gioco calcio, nessuno sapeva del contratto russo di Pirlo? Eppure, la notizia era di dominio pubblico. Da mesi.
Fa tristemente sorridere il fatto che Pirlo sia accusato di avere rapporti con la Russia – giusto stigmatizzarlo, sia chiaro – ma si accetti che un allenatore faccia pubblicità ad un sito di scommesse. Così come molti ex calciatori. Ricordo sommessamente che ai tesserati Figc è vietato scommettere sul calcio.
La coerenza è merce sempre più rara.
Perdiamo un potenziale CT. Ma forse anche qualcosa di più: il coraggio. Quello di una classe politica che non si assume le sue responsabilità.
