Quando si chiedono 250 milioni di risarcimento per una eventuale diffamazione, non possiamo limitarci a dire No alle querele bavaglio.
Quella scagliata dal signor Cipriani sul caso Minetti non è più una lite temeraria, ma una vera e propria richiesta di sequestro dell’articolo 21 della Costituzione.
La cifra richiesta al Fatto e a Report rappresenta un nuovo passo sulla strada della resa dei conti con quello che resta del giornalismo di inchiesta.
Report e Il Fatto non debbono rispondere di un eventuale errore, m debbono essere cancellati e oscurati, debbono pagare le centinaia di inchieste che hanno illuminato oscurità, porcate, corruzione, collusioni.
Al di là di ogni altra considerazione, resta un domanda: perché mai la signora Minetti è diventata una priorità?
Nelle carceri italiane non esistono casi di “senza Dio” ben più urgenti e drammatici?
Se quelle inchieste fossero state davvero prive di ogni fondamento perché mai sono scattate verifiche, controlli, esami incrociati dei documenti
Perché una testimone chiave ha perso all’improvviso la memoria?
La presidente Meloni, in queste ore, ha finto di essere stata censurata, nel frattempo in Italia è ripreso il tiro al bersaglio contro ogni pensiero critico.
Truffa elettorale e truffa mediatica marciano insieme.
Per questo siamo e saremo dalla parte di Report, del Fatto, di Fanpage, del Domani, di Piazza Pulita, di Presa Diretta, di chiunque finirà nel mirino degli imbavagliatori di ogni natura e colore.
