Partecipare alla marcia Perugia-Assisi significa unirsi a un flusso, farsi trasportare dall’energia umana che scorre lungo il percorso, dai suoni dei passi e dei tamburi che ti vibrano dentro, dalla musica che spinge ad andare avanti. E’ un’esperienza che bisogna vivere direttamente, forse difficile da raccontare. Eppure si può assaporare qualcosa di quei momenti, chiudendo gli occhi e ascoltando: è la potenza dell’audio e la sua capacità di portare in un luogo e in un momento come nessun altro mezzo. Il podcast “PerugiAssisi. La via per la pace” vuole allora portare l’ascoltatore dentro l’evento della marcia e, allo stesso tempo, dentro le storie di alcune persone che l’hanno percorsa il 12 ottobre 2025. Era il 1961 quando il professor Aldo Capitini si inventò la prima marcia Perugia-Assisi. Era l’inizio della guerra fredda, si apriva un’epoca di tensioni che hanno cambiato volto ma sono arrivate fino a qui, ad un mondo che sta giorno dopo giorno precipitando sempre più verso una terza guerra mondiale. Ma il podcast “PerugiAssisi. La via per la pace” parla innanzitutto di speranza, incarnata dai giovani costruttori e costruttrici di pace. Studenti, giovani amministratori locali, che alla Perugia-Assisi fanno da volontari, nei mesi che precedono l’evento, e poi sono impegnati nella sua gestione, quando Perugia diventa il centro di un incontro di società civile proveniente da tutto il mondo con l’Onu dei Popoli. Al racconto di quelle giornate all’insegna della riflessione sui temi collegati alla pace è dedicato il podcast, in dieci episodi, di Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, con il sostegno della Fondazione Perugia, prodotto dalla casa di produzione Gruppo Icaro. Per i giovani costruttori la marcia diviene anche occasione per incontri con persone straordinarie, che nella loro vita si danno da fare per difendere e costruire una vera pace. Ogni episodio racconta anche la storia di una di queste persone: tra loro nomi noti – come Tomaso Montanari, Francesca Albanese, Alex Zanotelli – ma anche persone poco conosciute, che col loro agire hanno lasciato un segno che resta. “A scuola ci insegnano la Grande Storia. Quella in cui il passato è uno sterminato campo di battaglia. Quella in cui svettano solo comandanti, generali e vincitori. E’ la storia del potere che ci guarda dall’alto al basso. La PerugiAssisi è un’altra storia. E’ la storia di persone che hanno sentito il bisogno di darsi da fare “per il bene di tutti”, che hanno saputo indignarsi davanti all’orrore e all’ingiustizia, che hanno avuto il coraggio di dire “no!” quando si finiva per essere messi all’indice, che hanno avuto la sapienza politica di fronteggiare i grandi flagelli dell’umanità con gesti, progetti e proposte positive. Persone che hanno scelto di interagire con “la realtà più grande” della propria, di intervenire in prima persona mentre altri si limitavano a galleggiare, di fare qualcosa anche quando sembrava inutile farlo” spiega Flavio Lotti, presidente della Fondazione Perugia-Assisi in uno degli episodi. Dunque al racconto delle tappe del percorso che si snoda dalle mura di Perugia alla Rocca di Assisi, nel podcast si incrocia la storia “orizzontale”, di persone “comuni”, la cui esperienza si fa però così significativa. Come Monika Malith, giovane leader rifugiata del Sud Sudan e membro della Tertiary Refugee Student Network. Ai giovani costruttori di pace che l’hanno intervistata racconta nel podcast le sue battaglie: “Abbiamo bisogno di una rivoluzione di pensieri” dice. “Siamo stanchi di ascoltare bei discorsi raffinati dai nostri leader mondiali. Abbiamo visto che la vecchia generazione o le persone al governo non sono disposte a darci quello che vogliamo. C’è stata una volta in cui sono stata all’ONU e mi sono stati dati da due a tre minuti per parlare delle mie esperienze personali. E mi sono infuriata per il fatto di aver dovuto volare 15 ore da Nairobi a New York per avere due minuti. E ho pensato, come giovani, dobbiamo avere anche noi i nostri summit”. Protagonista di un altro episodio è il palestinese Yousef Hamdouna, responsabile dei progetti dell’ONG EducAid, che si occupa di educazione nei territori occupati. Yousef si è trovato a dover restare forzatamente in Italia dopo i fatti del 7 ottobre 2023. Non potendo tornare a Gaza, ha vissuto a distanza le tragedie subite dal suo popolo e dalla sua famiglia. “Dovremo marciare ancora a lungo, temo, prima di vedere la pace” dice amaramente Yousef nel podcast, che alla Perugia Assisi ha voluto portare un
appello a perseguire i diritti e la giustizia, per dare basi solide alla pace.
La serie è ascoltabile gratuitamente sulla piattaforma Spotify e su Apple Podcast. Dopo la pubblicazione dei
primi tre episodi a fine marzo, in uscita ogni venerdì gli altri fino al 24 aprile.
Gli episodi della serie:
1. Alex Zanotelli. Facciamoci sentire
2. Monicah Malith. Una rivoluzione di pensieri.
3. Jean Fabre. Non nel mio nome
4. Yousef Hamdouna. Sono uscito da Gaza
5. Paola Palazzoli. Vogliamo essere pari
6. Sara Ferrari. Sbellichiamoci!
7. Tomaso Montanari. Studia e impara
8. Francesco Tagliaferri. La pace è tutto
9. Erica Boschiero. Una artivista per la pace
10. Francesca Albanese. Respiriamo e spingiamo
