Giornalismo sotto attacco in Italia

L’avvocatura che resiste alla proposta indecente

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«L’esercizio dell’avvocatura in tempi di servitù e di illegalismo, richiede spesso, anche se chi sta fuori non se ne accorge, una resistenza che in certi casi può arrivare l’eroico». Tornano a risuonare vibranti, in questi nostri giorni, le parole che Piero Calamandrei, combattente antifascista, padre costituente ed insigne principe del Foro, lasciò impresse, a futura memoria, in un celebre editoriale apparso il 25 agosto del 1943 sul Corriere della Sera.

Il nuovo disegno di legge in tema di sicurezza (d.l. n. 23/2026), attualmente al vaglio della Camera dei Deputati, mira ad introdurre sconcertanti strumenti di asservimento dell’Avvocato alle politiche di governo, con l’ostentato intento di orientarne “dall’alto” le scelte difensive. La lusinga di un “incentivo economico” di 615 euro, quale “corrispettivo di Stato” teso a remunerare l’impegno con cui il legale saprà favorire il rimpatrio dello straniero che a lui si affida, costituisce l’ennesimo tentativo di violare gli spazi di autonomia dell’Avvocatura, con l’obiettivo di rendere (anche) l’ordine forense un mezzo per realizzare il fine della “remigrazione di massa”, da molti, oggi, tanto agognato.

Compro gente tutti i giorni”, diceva Robert Redford, straordinario protagonista del film “Proposta indecente”, mentre chiedeva ad un marito in difficoltà economiche di convincere la splendida moglie, interpretata dall’attrice Demi Moore, ad accettare l’offerta di un milione di dollari in cambio di una sola notte di sesso. Il prezzo con cui si vorrebbe ottenere, da parte dell’Avvocato, una deroga al proprio obbligo di totale ed esclusiva fedeltà al proprio cliente, è irrisorio se comparato con quella somma. L’indecenza del “patto sinallagmatico” avallato con questo disegno di legge non ha però uguali, nemmeno nella finzione cinematografica.

Di assai dubbia compatibilità con i principi della nostra Costituzione, questa riforma normativa finisce per mortificare, da un lato, la dignità dell’Avvocato e, dall’altro, il presupposto stesso del rapporto fra il difensore ed il proprio cliente: vale a dire la fiducia inscalfibile che ogni persona (cittadino o straniero che sia) deve poter nutrire nel fatto che il proprio Avvocato, nell’esercizio della sua imprescindibile funzione, non ha a cuore altro interesse, se non quello di garantire la miglior difesa al proprio assistito nel rispetto dei canoni essenziali di civiltà del nostro ordinamento giuridico.

La mobilitazione unitaria con cui l’intera comunità forense si è immediatamente attivata per contrastare questo disegno di legge, col pieno sostegno della magistratura e di eminenti rappresentanti del mondo accademico, dà la misura della “posta in gioco”. È in atto il tentativo di limitare, in maniera sempre più incisiva, gli spazi di “agibilità” ed indipendenza degli operatori del Diritto. Ancora una volta, per il bene della nostra fragile democrazia e dei suoi valori fondamentali, siamo chiamati tutti insieme, nel rispetto della Legge e per rispetto della Giustizia, a resistere, resistere, resistere.


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