Raid americano uccide un leader del Daesh Tra le 13 vittime civili anche sei bambini

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Le Forze speciali americane hanno condotto un’operazione militare nella notte del 3 febbraio 2022 nella città frontaliera di Atmeh. L’obiettivo del raid era il terrorista Abu Ibrahim al Hashimi al Qurayshy, ma nell’offensiva sono rimasti senza vita anche tredici civili, tra cui sei bambini e una donna.
Al Qurayshy era considerato il nuovo leader del Daesh/Isis dopo la morte di Abu Bakr al Baghdadi. Al-Qurayshi aveva mantenuto un profilo estremamente basso da quando aveva assunto la guida della formazione terrorista. Non era apparso in pubblico e raramente ha pubblicato registrazioni audio.
La sua influenza e il coinvolgimento quotidiano nelle operazioni del gruppo non erano noti ed è difficile valutare come la sua morte influenzerà il gruppo, che nelle ultime settimane ha intrapreso una serie di nuove offensive in diverse zone della Siria, come l’attacco alla prigione di Gweiran, a Hasakeh, che puntava a liberare alcuni dei suoi affiliati. Nello scontro tra i miliziani dell’Isis e le Forze democratiche siriane (Sdf) guidate da unità curdo arane e sostenute dalla coalizione internazionale anti Isis a guida statunitense sono stati uccisi 374 tra assalitori e detenuti Isis, 77 tra guardie carcerarie e impiegati del penitenziario, 40 miliziani curdi e arabi delle Forze democratiche siriane, e 4 civili,
Tra i civili siriani cresce la paura. In riferimento all’attacco del 3 febbraio, testimoni raccontano che elicotteri hanno circondato l’area e che per ore si sono sentiti spari ed esplosioni. Associated Press, che ha un corrispondente nella zona, ha raccolto questa testimonianza: “I primi momenti sono stati terrificanti; nessuno sapeva cosa stesse succedendo”, ha detto Jamil el-Deddo, residente in un vicino campo profughi. “Eravamo preoccupati che potesse essere un aereo siriano, che ha riportato alla memoria i barili bomba che venivano sganciati su di noi”, ha aggiunto, riferendosi ai contenitori grezzi pieni di esplosivo usati dalle forze del presidente Bashar Assad contro gli oppositori durante il conflitto siriano.
Ancora una volta, il prezzo della guerra lo pagano quelli che la guerra non la combattono, i civili. I bambini uccisi nel raid erano tutti piccoli, nati durante la guerra e morti durante la guerra. L’intera area del nord ovest della Siria è disseminata di sfollati che vivono prevalentemente in tendopoli, in condizione di grave precarietà. Dall’inizio dell’anno si contano almeno 6 bambini morti assiderati, secondo quanto riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria. L’area è sotto il controllo delle forze siriane di opposizione filo-turche, ma in mezzo ai civili inermi dimenticati dalla storia, si nascondono terroristi appartenenti a diverse formazioni, spesso in contrasto tra loro per il controllo del territorio.
Anche nel nord-est della Siria si registrano nuove violenze. I distretti di Makhmour e Sinjiar sono stati colpiti da un bombardamento dell’aviazione turca. Si parla di almeno sei vittime civili. Le aree sono densamente abitate da civili che vivono in mezzo alle macerie, in gravi condizioni umanitarie. Nella giornata di mercoledì 2 febbraio un attacco contro il mercato rionale ad al Bab, a ovest di Aleppo, aveva provocato la morte di 8 persone e il ferimento di una trentina di civili. La tragedia dei siriani.
Dall’inizio dell’anno, secondo un nuovo report del Syrian Network for Human Rights (Snhr) in Siria sono stati uccisi almeno 69 civili, compresi 18 bambini e quattro donne. Il 27% delle vittime sono della città di Aleppo.
In questo scenario di violenze che sembrano non voler mai finire, un’altra guerra si sta consumando in Siria, quella della produzione e dello spaccio di droga che sta coinvolgendo sempre più Paesi del Mediterraneo e non solo. Nei giorni scorsi le autorità militari della Giordania hanno fatto sapere di aver ucciso 27 spacciatori di droga siriani che tentavano di varcare il confine con l’intento di introdurre 200mila compresse di captagon. Secondo diverse inchieste, tra cui quella del New York Times, il regime siriano e la famiglia al Assad in primis, con il coinvolgimento diretto di Maher al Assad, stanno puntando su questa droga per rafforzare le casse del Paese, ormai sul lastrico dopo undici anni di guerra.

 


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