Balbir e gli altri, a Latina un monumento che “parla” di dignità e rispetto dei migranti, del lavoro e della integrazione

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E’ stato il primo immigrato ad ottenere il permesso di soggiorno per motivi di giustizia, per anni è stato costretto a vivere schiavitù dentro la stalla del “padrone” e quando ha avuto il coraggio di denunciare lo sfruttamento la sua storia ha cambiato quella di centinaia, forse migliaia di altre persone. La testimonianza  di Balbir Singh è stato uno dei “segni” più importanti della cerimonia di inaugurazione di un monumento molto speciale, “Le mani del rispetto” scoperto questa mattina a Latina in un luogo non casuale, alle spalle del quartiere multietnico della città, a due passi da una delle più importanti piazze di spaccio del Lazio controllate dai clan, un punto di approdo e di ripartenza perché dentro la stazione dei bus. Forse pensava proprio a Balbir Singh la consigliera regionale Marta Bonafoni quando ha detto che il monumento che si stava per inaugurare può essere la “pietra di inciampo di una città, di un luogo che cambia prospettiva contro la nuova indifferenza con la consapevolezza che accogliere queste persone equivale ad un impegno sostenibile per il futuro”.

L’assessore al lavoro Claudio Di Berardino ha ribadito che il progetto della Regione Lazio di emersione dal lavoro e contro il caporalato è iniziato da Latina sotto la spinta di migliaia di braccianti “ma anche grazie ad una rete di istituzioni e associazioni che ci hanno creduto e questo monumento è qui a testimoniarlo”. “Oggi è la Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza su lavoro, e mai come in questa ricorrenza è necessario sottolineare che la dignità della persona è un tema che necessita di essere posto sempre sotto la massima attenzione, in particolare, quando parliamo di lavoro. – ha aggiunto Di Berardino – Troppo spesso ci scontriamo con problematiche che incidono pesantemente e negativamente sulla vita di lavoratrici e lavoratori e l’azione del decisore pubblico deve essere sempre puntuale e tempestiva. L’evento di oggi a Latina è stato molto importante per continuare a mettere in campo azioni di contrasto al caporalato, una piaga di fronte alla quale non possiamo permetterci di compiere passi falsi e la presentazione della scultura di Dante Mortet dedicata proprio a questi temi assume un significato paradigmatico di quello che non deve più accadere: lo sfruttamento delle persone va contrastato con ogni mezzo”. Tra i presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Franco Gabrielli, che ha sottolineato come “sul tema dell’immigrazione non si tratta di essere buonisti o cattivisti, essa passa da una serie politica dei flussi e sull’integrazione, poiché l’assenza di integrazione è l’anticamera dell’illegalità, dello sfruttamento e sinanche del terrorismo. E’ importante riaffermare la dignità delle persone”.

“Quando si inaugura di un monumento  – ha detto il sindaco di Latina, Damiano Coletta – si guarda alla storia e al futuro perché un domani i bambini si chiederanno il senso di questo monumento; qui parliamo del mondo dei braccianti agricoli, del caporalato, della distorsione legata alla condizione lavorativa, che merita sempre maggiori controlli; ognuno deve fare la propria parte in termini di sensibilizzazione e interventi. La mia amministrazione si è costituita parte civile su una vicenda che ha riguardato il caporalato, perché quando si rappresenta una comunità si rappresenta tutti. Abbiamo firmato protocollo con la Regione che ci ha permesso di fornire trasporto gratuito ai lavoratori agricoli per esercitare una forma di controllo e determinare maggiore sicurezza. Sono orgoglioso e onorato di inaugurare quest’opera in un luogo, la stazione dei bus, che è di passaggio ma anche di commistione e integrazione di culture diverse”.

Molti degli intervenuti alla cerimonia hanno ricordato la similitudine tra le storie dei braccianti pontini (e di tutta Italia) e quelle degli emigrati italiani,”così simili e attuali da confonderle”. Il progetto promosso dal Centro Studi Tempi Moderni e sostenuto dalla Rappresentanza italiana della Commissione Europea con con Roma Best Practices Award “Mamma Roma e i suoi Figli Migliori” e Mani Artigiane di Dante Mortet, porta la “firma” di Marco Omizzolo, il sociologo che da anni denuncia lo stato di sfruttamento dei braccianti, raccontato anche nel libro “Sotto Padrone”. La filiera istituzionale che sta dietro quella installazione altamente simbolica include il Comune di Latina, la Prefettura, la Cgil di Latina e Frosinone.


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