Una speranza chiamata teatro. Mille luci in Italia per riavere l’incanto degli spettacoli dal vivo

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E’ già quasi meno inverno alle 19.30 del 22 febbraio. In contemporanea i piccoli e grandi teatri italiani hanno acceso le luci e si sente un suono o una voce, o si apre la porta di ingresso o si vede il botteghino. Stasera c’è un’aria diversa, di speranza e di amarezza insieme. “Riapriamo i teatri in sicurezza”, si può fare dicono gli artisti, sia quelli famosissimi che coloro che lo sono meno; tutti hanno aspettato, rispettato l’esigenza di tutelare la salute pubblica, sperato che ad ogni verifica sull’andamento dell’epidemia si potesse fare anche un passo avanti per la fruizione degli spettacoli. Invece non è andata così perché i teatri sono rimasti inesorabilmente chiusi pur essendo assai meno affollati di qualunque supermercato di medie dimensioni. La “protesta” io l’ho vista in una piccola città di provincia dove l’unico teatro rimasto, fino a prima del covid, era stato ricavato dentro una sala parrocchiale e intitolato a Iqbal Masih, il bambino operaio che ha fatto emergere lo sfruttamento del lavoro minorile nella realizzazione dei tappeti pregiati. Questa città è Formia in provincia di Latina, un luogo che ha estremo bisogno di rinascere passando dalla cultura, un centro dove i giovani hanno necessità di ritrovarsi davanti ad un palcoscenico, al cinema, al bar, ai concerti. Per evitare un altro accoltellamento mortale come quella avvenuto proprio a Formia pochi giorni fa. E’ assai probabile che gli artisti del Bertolt Brecht che gestiscono la sala “Masih” in un’ala della Chiesa del Carmine abbiano pensato anche a quella morte assurda mentre poche ore fa aderivano alla maratona nazionale dei teatri e dei teatranti per chiedere una ripresa degli spettacoli dal vivo. C’è un’Italia minore dietro i piccoli teatri, dove vivono compagnie e grandi sogni, spettacoli per bambini e rassegne per famiglie, piccole città di provincia dove esistono da sempre alcune “istituzioni” e tra queste c’è il teatro nel cuore di minuscoli  e grandi borghi, luoghi in cui ritrovarsi la domenica pomeriggio per assistere al racconto dal vivo di una favola, per esempio. In centinaia di teatri questa sera sono state riaccese le luci e in moltissimi spazi all’aperto gli artisti hanno tenuto brevi concerti o rappresentazioni, inviti alla cultura, tracce di una necessità non più rinviabile. L’iniziativa “Facciamo luce sul teatro” è stata organizzata da “Unita” (Unione Interpreti Teatro e audiovisivo) per sensibilizzare opinione pubblica e Parlamento sulla necessità di pensare alla riapertura in sicurezza dei teatri ma anche per restituire il giusto valore alla cultura e al diritto che essa ha di avere un suo spazio dentro la rinascita e la resilienza che ci attende oltre questo tempo di paura, coraggio e speranza.

(Nella foto il concerto davanti all’ingresso del teatro “Masih” di Formia”)

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