Euronews: chiude il canale d’informazione in italiano. I giornalisti in sciopero

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Il primo gennaio del 1993 nasceva il mercato unico dell’Unione Europea che contava allora 12 membri. Ma quello stesso giorno iniziava le sue trasmissioni anche il canale paneuropeo e multilingue Euronews per iniziativa di un consorzio di 15 televisioni pubbliche europee guidato da RAI, France Télévisions e RTVE. Direttore Generale e grande promotore dell’iniziativa Massimo Fichera, a quell’epoca ancora Vice Direttore Generale della RAI e vicepresidente dell’Unione Europea di Radiotelevisione, UER.

Una delle lingue iniziali di quel primo giorno di trasmissioni di Euronews era l’italiano, insieme a tedesco, francese, inglese e spagnolo.

Per fortuna Massimo Fichera se ne è andato alcuni anni fa, e con lui alcuni degli altri padri fondatori del canale. Se fosse stato ancora vivo martedì 9 febbraio avrebbe assistito al primo sciopero della storia del “suo” canale, nel frattempo cresciuto sino a trasmettere in 12 lingue (alle cinque iniziali si sono aggiunte nel corso dei 28 anni di esistenza anche arabo, greco, persiano, portoghese, russo, turco ed ungherese) e che conta quasi 400 dipendenti, la maggior parte dei quali giornalisti.

Giornalisti scesi massicciamente in sciopero per protestare contro un piano di ristrutturazione dell’impresa (il secondo nel giro di tre anni) annunciato dal proprietario, il magnate delle telecomunicazioni, l’egiziano Sawiris, che prevede il taglio di 50 posti di lavoro, di cui 30 nelle redazioni linguistiche. Quel che ha suscitato molta indignazione in Italia è che non si tratta di tagli “lineari”, cioè uguali per tutti, ma di tagli che hanno una grande e principale vittima: la redazione di lingua italiana che passa da 17 addetti a 8, sopportando cosi da sola – sulle 12 lingue esistenti – circa un quinto dei tagli totali e un terzo dei tagli al personale giornalistico.

Eppure Euronews non è una presenza da poco nel panorama dei canali news in Europa, tutt’altro. I dati di audience non sono purtroppo certificati, ma – secondo stime che risalgono al 2015 riprese dal sempre documentato Angelo Zaccone Teodos i- Euronews sarebbe vista ogni giorno da oltre 4,2 milioni di europei (3 milioni via cavo e satellite ed 112 milioni attraverso il segnale rilanciato da emittenti nazionali), a fronte di 2 milioni di Cnn lnternational e di 1,9 di Bbc World News. Dati di ascolto che il tanto atteso canale in inglese annunciato dalla RAI può solo sognarsi di raggiungere.

Se il piano dovesse passare cosi com’è, la lingua italiana –insieme al turco – sparirebbe dal satellite (dove invece resterebbero tedesco, francese, inglese, spagnolo ma anche portoghese, greco, russo ed ungherese) e passerebbe unicamente sul web, insieme a turco, arabo e persiano. Non solo: le lingue passate sul web non avranno piu informazione continua, ma proporrebbero soprattutto magazine e programmi specializzati (con probabile grande gioia dell’attuale governo turco, che vede il canale come una spina nel fianco). Al di là delle smentite di facciata, si sta parlando in sostanza della sparizione dell’informazione di lingua italiana (e turca) dall’offerta di Euronews…

Ma ciò che indignerebbe di più Fichera non sarebbe questo. A farlo arrabbiare sarebbero soprattutto altri due elementi. Nel suo essere uomo del servizio pubblico, lo avrebbe ferito l’apprendere che questo massacro si sta compiendo nel silenzio complice e connivente delle tv pubbliche europee: tra queste, France Télévisions e RAI, rispettivamente secondi e terzi maggiori azionisti della società. I vertici attuali sostengono di avere le mani legate, vista l’esiguità della quota azionaria detenuta dalle tv pubbliche (12% contro l’88% di Sawiris). Ma dimenticano di ricordare che Euronews vive di sostanziosi contributi europei (circa 25 milioni su 75 di fatturato), che sono erogati dalla Commissione Europea a fronte della garanzia di qualità ed indipendenza editoriale fornita proprio dalle Tv europee. E di questa indipendenza proprio la RAI è il primo garante, perché a suo tempo indicò come presidente del Comitato Editoriale (garante di fronte alla UE), proprio il suo ex Presidente, Paolo Garimberti.

Se RAI e France Télévisions ritirassero la loro “garanzia”, il contributo della Commissione Europea, che è peraltro in corso di rinnovo, non potrebbe più essere erogato e di sicuro non sarebbe rinnovato. E senza il contributo europeo, Euronews chiuderebbe l’indomani. Ma gli attuali vertici preferiscono girarsi dall’altra parte e far finta di nulla.

Il secondo elemento che avrebbe ferito Fichera nel suo essere un convinto europeo sarebbe la scomparsa dell’unica voce internazionale dell’Italiana al di fuori del territorio nazionale, per di più la televisione più vista nei palazzi dell’Europa.

E questo proprio alla vigilia del varo del Recovery Plan e della riforma dei Trattati, dove ognuno dei maggiori paesi europei cercherà di tirare la coperta dalla sua parte e cercherà di affermare la bontà delle sue posizioni. Arrivare a questi appuntamenti senza nemmeno la voce del canale italiano di Euronews, sarà sicuramente un vulnus che indebolirà la capacità di negoziato del nostro paese… Chissà se qualcuno avrà il coraggio di riferirlo a Draghi…

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