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Francia sotto attacco islamista. Perché Erdogan sfida Macron?

 

Nel giovedì nero di fine Ottobre, 3 attentati contro obiettivi francesi sono stati eseguiti da parte di terroristi fondamentalisti islamici: a Nizza, ad Avignone e a Gedda in Arabia Saudita. Tre persone sgozzate dentro la basilica di Notre Dame a Nizza; un terrorista all’arma bianca ucciso dalla polizia ad Avignone, la “città dei papi”; ferita un guardia di sicurezza del Consolato francese a Gedda. Da inizio 2020 sono già 10 gli attacchi di questo genere.

Ancora Nizza, dunque, dove il 14 luglio 2016 furono sterminate 86 persone, durante i festeggiamenti per la Festa nazionale sulla famosa Promenade des Anglais, e ferite altre 458. Bambini, donne, anziani, famiglie intere di tutte le religioni, distrutte da un terrorista alla guida di un camion.

L’elenco della particolare guerra religiosa tra le frange estremiste sunnite e la popolazione civile francese è lungo e doloroso: dal 2012 ad oggi, in 363 attentati sono state uccise 270 persone e ferite, spesso con invalidità permanenti, oltre 1.500.

La Francia del Presidente Macron si trova così di fronte a due emergenze drammatiche: la crescita esponenziale della Pandemia da Covid19 (oltre 1 milione e 200 mila casi, e quasi 36 mila morti) e gli attacchi dei terroristi islamici.

Alla prima ha risposto con il Riconfinamento, il blocco quasi totale delle attività, meno restrittivo della primavera scorsa, ma certo difficile da far digerire ai 67 milioni di francesi. Non solo la vita sociale di tutti i giorni viene messa a dura prova, ma anche la fragile ripresa economica verrà bloccata e si preannunciano tempi neri per molti settori e per l’occupazione.

Ma in queste ultime settimane, crescono soprattutto la preoccupazione e l’angoscia per una ripresa del terrorismo fondamentalista islamico, che trova nuova linfa anche in seguito all’atteggiamento minaccioso del Presidente turco Erdogan.

Il despota e dittatore turco ha dichiarato un boicottaggio contro le merci francesi, ha stigmatizzato Macron come “un malato di mente” da ricoverare, ha incitato i musulmani a prendere iniziative contro la blasfemia dilagante in Francia. Macron, da parte sua, ha richiamato da Ankara l ambasciatore.

Dietro a questa recrudescenza dei rapporti, mai stati cordiali per la verità, tra i due paesi ci sono certamente anche interessi geopolitici ed economici, che come le braci rinfocolano le fiammate terroristiche.

La Francia ha condannato le operazioni militari turche contro i combattenti curdi, che hanno sconfitto sul territorio siriano e iracheno i terroristi fondamentalisti dell’ISIS. Parigi ha bloccato le trattative per l’ammissione della Turchia all’Unione europea. Macron ha inviato navi e aerei da combattimento contro la flotta turca al largo di Cipro, per difendere le operazioni di ricerca petrolifera da parte di società multinazionali (comprese alcune italiane), fatte oggetto di ritorsioni da Erdogan, che rivendica quelle acque internazionali come zone storicamente d’influenza turca, sulla base di quello che fu l’impero Ottomano.

Non sopporta, Erdogan, il ruolo di mediazione e di aiuto della Francia verso gli Armeni che si battono per l’indipendenza del Nagorno Karabakh a prevalenza cristiana, enclave nell’Azerbaijan islamico. Una “sporca guerra” non dichiarata che va avanti da diversi anni e ha fatto migliaia di morti tra la popolazione civile. La Turchia ha inviato armi e mercenari, in virtù di una propagandistica solidarietà sunnita. In realtà, in quei territori passano gasdotti e vi sono risorse energetiche cui Ankara tiene moltissimo.

In Francia, tra l’altro, vivono tra i 350 mila e i 750 mila Armeni, rifugiati già dai tempi del Genocidio del 1915/16 ordito dai “Giovani Turchi”, guidati dal “padre della patria” Ataturk. Non solo, mal 2019, il Presidente Macron ha decretato il 24 aprile “giornata nazionale della memoria”, per ricordare quella tragedia, che ancora Ankara si rifiuta di ammettere storicamente.

Parigi, inoltre, stigmatizza l’interventismo militare e finanziario di Erdogan verso la fazione libica contraria al governo di Tripoli, riconosciuto invece dalla comunità internazionale e soprattutto dall’Unione Europea.

In Francia vivono 7 milioni di musulmani, per lo più integrati, sostenitori “dello spirito repubblicano”, ovvero aderenti ai dettami della Costituzione laica e liberale. Soprattutto quelli di prima e seconda generazione.

Ma il problema sono la crescente adesione all’Islam fondamentalista dei rifugiati politici da Cecenia, Siria, Libano e Africa, delle frange giovanili, provenienti dalle banlieue o dai quartieri popolari delle grandi città, ed il proselitismo da parte di organizzazioni e predicatori inviati dai paesi del Golfo arabico e dalla Turchia sempre più dilagante sui Social Network. Foto, video, canti religiosi, di battaglia, informazioni su “obiettivi umani e logistici”, comunicati che si rifanno al Califfato nero e alla guerra, al sacrificio umano contro la “società blasfema” e tollerante francese, fino alla delazione di quanti vengono ritenuti “cani infedeli”, specie tra i giornalisti e gli insegnanti.

Tutti questi segnali, atti sanguinari e aspri dibattiti, confronti tra intellettuali e filosofi sulla deriva islamica in Francia, hanno indotto il Presidente Macron a prendere una decisione, contrastata da alcuni settori delle organizzazioni musulmane riconosciute e anche da esponenti della sinistra più radicale.

Ad inizio dicembre sarà pronto il testo di legge voluto da Macron contro il “Separatismo islamista”, dal Presidente ritenuto “un vero e proprio terreno del terrorismo”. Vi saranno contenute misure restrittive sulle associazioni culturali di orientamento islamico, quelle che si battono contro la cosiddetta “islamofobia”, che starebbe permeando il tessuto culturale e mediatico francese. Inoltre, saranno previste espulsioni immediate di Imam stranieri, che tengono sermoni solo in arabo e non sono stati esaminati dall’Associazione riconosciuta dallo stato dei musulmani francesi.

Per conto della ministra per la Cittadinanza, Marlène Schiappa, la Piattaforma Pharos sta monitorando e allertando le forze di sicurezza i contenuti fondamentalisti su Internet, in collaborazione con i vertici di Google, Facebook, Twitter, Snapchat e Tik Tok. Circa 250 persone sono state già segnalate e verranno espulse, perché avrebbero creato un “circuito sofisticato per il trasferimento dei fondi ai jihadisti francesi”.

Intanto, anche la comunità cattolica, dopo questo ultimo attacco mortale di Nizza ha preso posizione. La Conferenza Episcopale francese ha stigmatizzato questo come: “Un atto indicibile. I cristiani non devono diventare un bersaglio da abbattere”.

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