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Assassinio di Daphne Caruana Galizia: tre anni senza giustizia

 

La giornalista maltese venne assassinata il 16 ottobre 2017. Sono seguiti tre anni di impunità contro la quale stanno combattendo, al fianco dei figli e della famiglia, decine di organizzazioni internazionali

Un omicidio ancora senza mandanti, un caso aperto che smaschera le lacune della democrazia in un paese dell’Unione Europea: in quell’auto fatta esplodere il 16 ottobre di tre anni fa a Malta insieme alla giornalista Daphne Caruana Galizia se ne è andata anche l’illusione che la giustizia non sia al servizio del potere e degli affari.

A tre anni da quel giorno, tutta Europa si interroga e nel commemorare la giornalista chiede soprattutto che venga fatta chiarezza.

Lo fanno ad esempio una ventina di organizzazioni internazionali attive nella libertà di espressione, nell’anticorruzione, nella partecipazione civica, insieme a sindacati e associazioni di giornalisti: in una dichiarazione pubblicata dal Media Freedom Rapid Response, si chiede “ancora una volta che si ponga fine all’impunità per questo attacco odioso”.

La vicenda giudiziaria è complessa e ricca di ombre, mentre il presunto mandante Yorgen Fenech è a processo e i tre accusati di essere gli esecutori materiali sono in attesa di processo; ma sono troppi i dubbi e le interferenze che a Malta impediscono di arrivare a fare chiarezza.

Dopo mesi di insistenza da parte della famiglia è stata finalmente aperta un’inchiesta pubblica per chiarire se l’omicidio si potesse in qualche modo prevenire, visto che la stessa Daphne aveva dichiarato di aver subito minacce qualche giorno prima di morire; al momento, la commissione d’inchiesta ha smascherato diverse lacune da parte delle istituzioni, non solo incapaci di tutelare i giornalisti da pressioni e molestie, ma volutamente indifferenti e reticenti, e questo nelle alte sfere governative. L’attività della commissione sembrerebbe minacciata ad esempio dal tentativo del primo ministro Robert Abela di imporre un limite di tempo, impedendo così che possa lavorare con la massima efficacia.

Come si ricorda nella dichiarazione congiunta delle 19 organizzazioni, sottoscritta anche da OBCT, la stessa Daphne aveva scritto che chi la stava querelando per diffamazione lo stava facendo nell’ambito di una strategia di intimidazione: Daphne aveva a suo carico una cinquantina di querele e richieste di risarcimento danni, e a tre anni dalla sua morte la famiglia sta ancora affrontando in tribunale il peso di queste cause, intentate dall’ex primo ministro Joseph Muscat e dalla moglie Michelle, dall’ex ministro Konrad Mizzi e dalla moglie Sai Mizzi LIang, nonché da diversi altri oligarchi.

La giornata del 16 ottobre vedrà anche in Italia un momento partecipato di commemorazione: a Ronchi dei Legionari, come scrive Roberto Rinaldi su Articolo 21, è prevista alle 10.30 l’inaugurazione di un murales che ritrae Daphne Caruana Galizia tramite un collage di pagine di giornale dove si riportano notizie di giornalisti uccisi. Forte è il legame della cittadina friulana e della locale associazione culturale “Leali delle Notizie” con la vicenda, e con il figlio Matthew, insignito della cittadinanza onoraria; a Ronchi si è tenuto anche un premio giornalistico intitolato alla giornalista maltese.

Il ponte fra Italia e Malta si consoliderà anche tramite un collegamento fra Ronchi dei Legionari e Nello Scavo, giornalista di Avvenire che si trova sull’isola per un’udienza (poi rinviata a fine novembre) nell’ambito del processo per le minacce subite da un ex funzionario del governo maltese: come racconta a Rinaldi il presidente della FNSI Giuseppe Giulietti, “alla stessa ora dell’inaugurazione del murales dedicato a Daphne, ci collegheremo con Malta e con noi ci sarà anche il sottosegretario Andrea Martella. Sarà la principale iniziativa che si svolgerà in Europa. Il 16 ottobre potrebbe diventare la giornata nazionale per chi ancora chiede e reclama verità e giustizia».

La battaglia per la giustizia, confermano le 19 organizzazioni, continua: “Ci auguriamo che quest’anno sarà l’ultima volta che, nel ricordare Daphne, dobbiamo chiedere che si ponga fine all’impunità e alla continua persecuzione della sua famiglia, e che in futuro potremo concentrarci sulla sua eredità di coraggiosa giornalista investigativa”.

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