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Gli invisibili nel racconto del covid

 

Sono più di un milione di persone, ma i dati reali non li conosce nessuno. Chi come me deve continuare a frequentare ospedali, case di cura, ambulatori per problemi personali e familiari li incontra continuamente, anzi nella maggioranza dei casi “le” incontra. Sono gli addetti alle pulizie delle strutture sanitarie pubbliche e private, in stragrande maggioranza donne e quasi mai dipendenti dalla struttura in cui lavorano, ma da agenzie di servizio e intermediari vari con cui le aziende sanitarie stipulano appalti il cui unico parametro è il minor costo possibile.
Anche per queste persone, esattamente come per medici e infermieri, il modo di esercitare il proprio mestiere è cambiato con il tragico avvento della pandemia. Per mesi, fino almeno a fine marzo, non hanno quasi mai avuto presidi, si sono arrangiati con mascherine fatte da soli, hanno comprato i guanti, hanno imparato giorno dopo giorno che sanificare un luogo sanitario da un virus è cosa diversa dalla pulizia standard di un ospedale e hanno anche scoperto che in quelle pulizie standard, per le quali non veniva dato loro alcun presidio personale di sicurezza, potevano nascondersi guai seri, perché i batteri killer vivono da tempo nelle strutture sanitarie e prima del coronavirus l’Italia era il terzultimo paese in Europa per il grande numero di infezioni nosocomiali spesso antibiotico resistenti. E spesso al primo posto per decessi dovuti a sepsi, che significa per infezioni contratte là dove dovrebbero salvarti la vita.
Gli addetti alle pulizie oggi li incontri ben protetti, diligenti, in grado di darti indicazioni utili, ma oggi, dopo sette mesi di pandemia, 36000 morti e un mondo completamente diverso da prima del coronavirus. E tuttavia molti aspettano ancora il rinnovo di un contratto che prevede anche che possano lavorare a 7 euro l’ora!
Ma la considerazione che voglio fare è anche un’altra: di questi ultimi, di questi invisibili della sanità, chi ha mai sentito parlare? Chi sa le cifre dei malati e dei morti di covid di questa categoria?
Ogni giorno dal 21 febbraio vediamo in tutti i salottini, tinelli, scantinati televisivi alternarsi ai medici di ogni specialità e a qualche infermiere un numero sconsiderato e disturbante di parlamentari che non hanno competenze e nessun titolo per parlare (non parlo certo di chi ha le responsabilità governative e politiche reali) e soprattutto sentiamo pontificare esponenti di un giornalismo inesistente, conosciuto ai forse 12 lettori dei loro “fogli”, quasi sempre di parte, quasi sempre incompetenti, quasi sempre in collegamento con località balneari che poi diventano focolai di malattia e via discorrendo…Si, ce l’ho anche e molto con la mia categoria! Ma qualcuno a parlare con gli addetti alle pulizie non poteva andarci, non si possono chiamare in studio anche loro, che di certo parlano meglio di tanti ospiti inutili ma più glamour?
Dobbiamo capire che la situazione emergenziale odierna ha chiamato questi lavoratori, non solo a pulire ma in molti casi proprio a sanificare gli ambienti, per contribuire nel loro importante ruolo al contenimento della diffusione del virus. E questo, anche e nonostante, protocolli di sanificazione non previsti prontamente, dispositivi non forniti nell’immediato, e soprattutto, sempre nello stress quotidiano del rischio di contagio per se e i propri i cari una volta rientrati a casa.
Io sono grata a questi invisibili nel racconto del covid e spero che il governo faccia qualcosa di concreto per loro perché sono parte della nostra battaglia di sopravvivenza alla pandemia.

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