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A Lizzano sindaca contro parroco e forze dell’ordine per difendere i diritti lgbt

 

C’è un sud che accoglie, che ama. C’è un sud che abbassa gli occhi, guarda a terra  e cammina all’indietro. Quei sud si sono incontrati e scontrati, a Lizzano, provincia di Taranto, Puglia meravigliosa. E va da sé che le campane talvolta suonino a festa talaltra a morto, ma stavolta fuor di metafora le campane son quelle di una chiesa il cui parroco decide di riunire i fedeli attorno al pulpito e parlare della legge contro l’omotransfobia.

Non già per ricordare che l’amore ha tutti i colori dei colori, ma per il vade retro d’ordinanza.

Ed ecco le campane a morto, la morte della civiltà, della socialità.

Poi però in quella piazza, dove persone senza cancellate sul cuore parlano di diritti colorati  trasversali manifestando come democrazia comanda, arrivano le forze dell’ordine per l’identificazione di rito (da essembramento e bla bla bla ex covid) e una donna, una con la fascia tricolore, una sindaca che risponde al nome di Antonietta D’Oria, la prima cittadina di quella comunità, dice la sua. Ma con i fatti.

E le campane suonano, ancora, ma a festa.

“È notizia ormai rimbalzata su tutti i social media che il parroco di Lizzano, il parroco della nostra Comunità, il nostro parroco ha organizzato un incontro di preghiera contro le insidie che minacciano la famiglia, tra cui, prima fra tutte, cita la legge contro l’omotransfobia – l’intervento della sindaca pugliese -.Ecco, noi da questa iniziativa prendiamo, fermamente, le distanze.
Certo non sta a noi dire quello per cui si deve o non si deve pregare, ma anche in una visione estremamente laica quale è quella che connota la attuale Amministrazione Comunale, la chiesa è madre e nessuna madre pregherebbe mai contro i propri figli.
Qualunque sia il loro, legittimo, orientamento sessuale.
Perché, come ha scritto meglio di come potremmo fare noi, padre Alex Zanotelli, quando ha raccontato la propria esperienza missionaria nella discarica di Corogocho, la Chiesa è la madre di tutti, soprattutto di quelli che vengono discriminati, come purtroppo è accaduto,e ancora accade, per la comunità LGBT.
A nostro modestissimo parere e con la più grande umiltà, ci pare che altre siano le minacce che incombono sulla famiglia per le quali, sì, sarebbe necessario chiedere l’intervento della Divina Misericordia.
Perché non pregare contro i femminicidi, le violenze domestiche, le spose bambine?
Perché non celebrare una messa in suffragio per le anime dei disperati che giacciono in fondo al Mediterraneo?
Perché non pregare per le tante vittime innocenti di abusi?
Ecco, senza voler fare polemica, ma con il cuore gonfio di tristezza, tanti altri sono i motivi per cui raccogliere una comunità in preghiera.
Certo non contro chi non ha peccato alcuno se non quello di avere il coraggio di amare.
E chi ama non commette mai peccato, perché l’amore, di qualunque colore sia, innalza sempre l’animo umano ed è una minaccia solo per chi questa cosa non la comprende”.

Che di libertà si può vivere o morire. Dipende da che parte si decide di stare

Fabiana Pacella, Portavoce presidio Articolo21 Puglia

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