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Rendere la natura inutile: come crescere di più spendendo meno risorse

 

Per Andrew McAfee, ricercatore del MIT Sloan School of Management e cofondatore e condirettore del MIT Initiative on the Digital Economy, l’unica strada percorribile per salvare il pianeta è quella indicata da Jesse Ausubel, scienziato ambientale statunitense direttore e associato senior del Programma di Ricerca per l’Ambiente Umano della Rockefeller University, ovvero è necessario “rendere la natura inutile”.

Bisogna lavorare per privarla di ogni valore sotto il profilo economico in modo tale da metterla al riparo dalla “vorace attenzione del capitalismo e poterne godere il valore vero”.

Abbiamo impoverito il pianeta oltre misura man mano che, popolandolo, lo adattavamo alle nostre esigenze. Ora, secondo McAfee, abbiamo l’opportunità di porre rimedio a quell’errore, perché ora abbiamo gli strumenti, le idee, le istituzioni necessarie per ritirarci da gran parte del mondo, Per ottenere tutto il cibo di cui abbiamo bisogno da un’esigua quantità di terra.  Dobbiamo smettere di pompare veleni nel cielo e negli oceani. Scavare meno miniere e sfregiare meno montagne.

Dobbiamo e possiamo farlo perché ora abbiamo gli strumenti, la tecnologia per farlo.

Per quasi tutta la storia del genere umano la nostra prosperità è stata strettamente connessa alla capacità di attingere risorse dalla Terra. Ma adesso le cose sono cambiate, o stanno cambiando. Negli ultimi anni, sottolinea l’autore, abbiamo visto emergere un modello diverso: “di più con meno”. E nel libro McAfee descrive in dettaglio le modalità di origine e sviluppo di questo nuovo modello che è partito dai paesi tecnologicamente più avanzati.

L’Era industriale è stata caratterizzata da miglioramenti sorprendentemente grandi e rapidi della condizione umana; miglioramenti che, tuttavia, sono avvenuti a spese del pianeta.

Le forze gemelle del progresso tecnologico e del capitalismo, scatenatisi durante l’Era industriale, sembravano spingerci verso una direzione ben precisa: “la crescita della popolazione umana e dei consumi, e il concomitante degrado del pianeta”.

Se, da una parte, il capitalismo ha proseguito per la sua strada, diffondendosi a macchia d’olio, il progresso tecnologico ha invece mutato pelle.

Abbiamo inventato il computer, internet e tutta una serie di tecnologie digitali che ci hanno permesso di dematerializzare i consumi, consentendoci così, con il passare del tempo, di consumare sempre più attingendo sempre meno dal pianeta.

Per Andrew McAfee il progresso tecnologico, il capitalismo, un’opinione pubblica consapevole e un governo reattivo, ovvero i “quattro cavalieri dell’ottimismo”, sono ciò che occorre a un paese per migliorare sia le condizioni di vita dei propri cittadini sia quelle dell’ambiente.

Egli vede un lento ma costante avanzamento di tutti e quattro, in tutte le parti del mondo, dimodoché non si rende necessario apportare drastici quanto radicali cambiamenti alle società e alle rispettive economie, ma necessita semplicemente concentrarsi e implementare quanto di buono si sta già facendo.

L’autore è consapevole di quanto non sia semplice far passare il concetto che saranno  proprio capitalismo e progresso tecnologico a consentire di alleggerire la nostra impronta sul pianeta. Bisogna abbandonare l’idea che, man mano che cresce, un’economia è costretta a consumare più risorse.

Al contempo non bisogna mai dimenticare i grandi errori commessi, nella fattispecie:

  • Schiavitù.
  • Lavoro minorile.
  • Colonialismo.
  • Inquinamento.
  • Decimazione di svariate specie animali.

Eppure è proprio osservando questi grandi errori che si può vedere emergere, secondo McAfee, un modello interessante. Man mano che i paesi industrializzati progredivano e diventavano via via più prosperi, hanno iniziato a riservare un trattamento migliore alle persone, ai propri cittadini, e a consumare meno risorse o materie prime.

Jesse Ausubel, insieme a Iddo Wernick e Paul Wagoner, ha condotto un studio dettagliato sull’uso di 100 materie prime negli Stati Uniti tra il 1900 e il 2010. Prima di loro, Chris Goodall aveva svolto un lavoro simile per il Regno Unito.

Delle 100 materie prime prese in esame, 36 hanno raggiunto il picco di utilizzo assoluto. Nella maggior parte dei casi, l’utilizzo di queste materie prime sembra sul punto di diminuire.

In base ai dati riportati nei grafici, McAfee ritiene di poter affermare che l’entità della dematerializzazione negli Stati Uniti è consistente. Ormai si è in grado di creare più “economia” partendo da meno metallo. E ciò vale per molte altre risorse. Solo per i materiali da costruzione l’autore ritiene negativa l’inversione di tendenza, essendo quei dati legati al crollo del settore dovuto in larga misura alla crisi del 2007.

Non esistono purtroppo studi equipollenti che possano consentire un raffronto diretto con quanto accade nel resto del mondo.

I dati dell’agenzia Eurostat mostrano come, negli ultimi anni, paesi quali Germani, Francia e Italia hanno visto generalmente stabile, se non in calo, il loro consumo totale di metalli, prodotti chimici e fertilizzanti.

I paesi in via di sviluppo, in particolare quelli con la crescita più rapida, come l’India e la Cina, probabilmente non hanno ancora raggiunto la fase di dematerializzazione. Tuttavia McAfee prevede che in un futuro non troppo lontano (almeno relativamente ad alcune risorse) cominceranno anche loro a ottenere di più con meno.

In buona sostanza per l’autore, nel tentativo continuo di utilizzare sempre meno risorse, le imprese “assetate di profitto” possono percorrere quattro strade principali:

  • Utilizzare una minore quantità di una determinata materia prima.
  • Sostituire una risorsa con un’altra.
  • Utilizzare un numero inferiore di molecole sfruttando meglio i materiali di cui dispongono già.
  • Accorpare dispositivi moltiplicando le loro funzioni e risparmiando risorse e materiali.

La combinazione tra l’innovazione incessante e i mercati contendibili in cui un gran munero di competitor cerca di ridurre le spese per i materiali ci ha traghettati in un’era post picco. Ed è questa la strada da continuare a percorrere rendendo sempre più la natura inutile, da un punto di visto economico, in modo da farle riacquisire sempre più il suo giusto valore.

Bibliografia di riferimento

Andrew McAfee, Di più con meno. La sorprendente storia di come abbiamo imparato a prosperare usando meno risorse, Egea UniBocconi, Milano, 2020.

Traduzione dalla lingua inglese di Giuseppe Maugeri.

Titolo originale More from less. The surprising story of how we learned to prosper using fewer resources, Scribner, a division of Simon & Schuster Inc, New York, 2019.

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