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Verso il 3 maggio, al via la maratona social per la Giornata mondiale della libertà di stampa

 
Una staffetta ideale, aperta al contributo di quanti hanno a cuore i temi delle libertà e dei diritti, che culminerà con un tweet storm per ribadire #NoBavaglioUngherese. «Sarà l’occasione, in sintonia con la Ifj, per accendere i riflettori su quelle parti del mondo in cui i giornalisti sono perseguitati. Situazioni più diffuse di quanto si pensi», spiega il segretario Lorusso. E la Efj rilancia la petizione “No quarantine for democracy”.

«Anche in tempi di pandemia, la Giornata mondiale della libertà di stampa deve essere celebrata». Lo scrive il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, in un editoriale pubblicato sul sito web dell’associazione Articolo21 in cui lancia la maratona social che accompagnerà la mobilitazione verso la XXVII edizione della celebrazione proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993, dedicata quest’anno al tema “Journalism without Fear or Favour”: una staffetta ideale, alla quale ha già aderito Articolo 21, aperta al contributo di quanti hanno a cuore i temi delle libertà e dei diritti che culminerà domenica 3 maggio con un tweet storm, dalle 11 alle 12, per ribadire #NoBavaglioUngherese.

«L’appuntamento del 3 maggio – spiega Lorusso – è l’occasione per accendere i riflettori su quelle parti del mondo in cui i giornalisti sono perseguitati e percepiti come nemici del popolo e della democrazia. Situazioni più diffuse di quanto si pensi, nonostante l’emergenza sanitaria mondiale abbia confermato quanto importante ed essenziale sia l’informazione libera e professionale nella formazione di un’opinione pubblica consapevole».

Quest’anno, in particolare, la Federazione nazionale della Stampa italiana, in piena sintonia con la Federazione internazionale dei giornalisti, vuole dedicare il 3 maggio ai colleghi che in Ungheria stanno subendo un vero e proprio bavaglio di Stato, dopo che il presidente Viktor Orban ha chiesto e ottenuto dal Parlamento i pieni poteri sine die. «Il caso ungherese – rileva il segretario Fnsi – riguarda tutti i giornalisti europei. E non soltanto per mero spirito di solidarietà. Il bavaglio di Orban è affare nostro perché il suo è un modello al quale guardano con interesse e favore altri Paesi europei. Dalla Polonia all’area balcanica. Senza dimenticare l’Italia. Dove c’è chi sogna di emulare Orban e gli attacchi alla libera stampa, i tagli e le minacce ai cronisti sono fenomeni sempre attuali».

Una preoccupazione acuita dalla situazione di emergenza sanitaria che il mondo intero sta vivendo in questi mesi, come ricorda Anna Del Freo, componente del Comitato esecutivo della Federazione europea dei giornalisti. «Il coronavirus ha peggiorato anche situazioni che in Europa, specie dell’Est, erano già problematiche per i giornalisti», scrive su articolo21.org.

L’ultimo caso in ordine di tempo, denunciato dalla Federazione europea dei giornalisti (Efj) è quello della Slovenia, dove alcuni giornalisti che hanno riferito di presunti finanziamenti dall’Ungheria per i media vicini al Partito democratico sloveno di destra (SDS) hanno dovuto affrontare attacchi e minacce. Episodio subito condannato con fermezza dalla Efj e dall’Associazione  slovena dei giornalisti (Dns), che hanno esortato le autorità a garantire un ambiente sicuro per i giornalisti.

«Il 20 marzo – spiega ancora Del Freo – la Slovenia ha vissuto un importante avvicendamento politico. Il premier Janez Jansa, dopo essere uscito vincitore dalle elezioni anticipate di gennaio senza però essere riuscito a formare un governo, ha finalmente ottenuto la fiducia per un nuovo esecutivo dal Parlamento di Lubiana. Forte della solida maggioranza all’Assemblea nazionale, il nuovo premier si è quindi affrettato a chiedere poteri speciali al parlamento per gestire la crisi coronavirus. Jansa, la cui storia personale e background ideologico lo rendono molto vicino all’ungherese Viktor Orban, a quanto pare ne condivide anche la strategia politica. A partire evidentemente da un’offensiva contro la stampa libera nel tentativo di indebolirla».

Un contesto allarmante che potrebbe indurre più di qualche governo a tentare di imbavagliare la libera informazione, come ha denunciato anche Dunja Mijatovic, commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa. Tanto che la Efj ha deciso di sostenere la petizione “NO quarantine for democracy!” , avviata assieme ad alcuni parlamentari europei, che chiama gli Stati membri ad assicurare e rafforzare la sicurezza e la protezione dei giornalisti, dei media e delle organizzazioni della società civile durante la crisi Covid-19.

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