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Una pandemia chiamata orbanismo 

 
Il silenzio dell’Unione Europea non è più sopportabile. Non è sopportabile la titubanza del PPE, non è sopportabile la tacita acquiescenza dei partner internazionali, non è sopportabile che si continui a trattare la dittatura ungherese come un paese qualsiasi. L’Ungheria, dopo il colpo di Stato di Orbán, con annessa attribuzione dei pieni poteri, non può e non deve stare in Europa un minuto di più. È necessario che gli altri ventisei commissari, quando entra il collega magiaro, si alzino e lo lascino solo nella stanza. È necessario che tutti i paesi dell’Unione richiamino l’ambasciatore a Budapest. È necessario che vengano messe a punto sanzioni durissime, dazi e chiusura delle frontiere inclusi, perché ciò che ha fatto Orbán non faccia scuola. È a rischio la democrazia, il nostro stare insieme, il concetto stesso di Europa. O ci si difende finché si è in tempo o rischiamo di essere ricordati come i Chamberlain e i Daladier del Ventunesimo secolo, gli stessi che dopo la Conferenza di Monaco del 1938 erano convinti che Hitler si sarebbe accontentato dei riconoscimenti che aveva ottenuto fino a quel momento in merito alla propria disumana espansione geografica.
L’Ungheria non ha più i requisiti minimi per far parte dell’Unione Europea: se ne prenda atto e la si accompagni alla porta. Qualora questo non dovesse accadere, presto il suo esempio sarebbe seguito, con ogni probabilita, da altri paesi, a cominciare da quelli in cui i governi tollerano manifestazioni naziste e xenofobe e in cui si parla di identificare gli ebrei e affiorano ogni giorno i miasmi di una deriva senza precedenti dal dopoguerra in poi.
L’Ungheria, oltretutto, è una nazione che ha beneficiato di aiuti economici incredibili senza assumersi mezzo grammo di responsabilità. Stiamo parlando di un paese che ha disseminato la propria frontiera di barriere e fili spinati, che si rifiuta di accogliere i migranti, in cui vigono leggi che non hanno nulla a che spartire con la democrazia. Stiamo parlando di un paese che, di fatto, censura le opposizioni, le voci dissidenti e la libera informazione, di un paese che tollera comportamenti che ricordano quelli di alcuni cittadini tedeschi negli anni Trenta, che discrimina le minoranze. L’Ungheria non è, dunque, più in grado di presentarsi dignitosamente al tavolo dell’Europa e bisogna tutelarsi dall’espansione di un morbo, chiamato orbanismo, che rischia di provocare ancora più danni del Coronavirus.
Svilimento della democrazia, fine del parlamentarismo, trasferimento di tutti i poteri e le scelte decisionali in capo al governo, dittatura sostanziale sia pur non dichiarata esplicitamente: questo ha fatto Orbán e questo è il sogno, neanche troppo remoto, di altri personaggi della stessa pasta in giro per il mondo. Almeno in Europa devono essere fermati e subito. Dopo sarà tardi; anzi, sarà impossibile.

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