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Turchia, iniziata in parlamento discussione su amnistia: esclusi giornalisti e prigionieri politici

 

La situazione dei diritti in Turchia con l’emergenza Covid-19 ha subito un ulteriore stretta, la gravità del momento è stata evidenziata nel corso di una videoconferenza stampa congiunta di Giuristi Democratici, Antigone, Camere Penali e delle associazioni di avvocati turche e curde CHD, OHD, People Law Office e Asrin Law Office relativa alla situazione dei detenuti in Italia ed in Turchia ai tempi del coronavirus.
L’avvocato Barbara Spinelli, membro dei Giuristi Democratici, espulsa dalla Turchia, ha ricordato in apertura che “durante lo stato di emergenza i governi mantengono l’obbligo di tutelare il diritto alla vita ed all’integrità psicofisica di tutti, a partire da coloro che, poiché trattenuti o detenuti, si trovano sotto la custodia delle autorità. E’ pertanto ingiustificabile, come ricordato dall’ONU e dal Consiglio d’Europa, ogni ulteriore ritardo nell’adozione di misure idonee”.

Ad amplificare tali concetti l’avvocato Cesare Antetomaso, componete dell’Esecutivo dei Giuristi Democratici che ha sottolineato la responsabilità degli avvocati nella tutela dei diritti e nella denuncia delle condizioni in cui versano le persone detenute e l’impegno costante dei GD come osservatori, in Turchia come altrove.

Ayse Acinikli, avvocata OHD che pure è stata detenuta 7 mesi in carcere nel 2018, ha riferito che l’unica misura adottata a tutela della salute dei detenuti è stata un’unica disinfezione delle celle, e che l’emergenza sanitaria ha costituito l’ennesima occasione per aumentare le restrizioni nei diritti dei detenuti e dei loro difensori. Non sono stati forniti dispositivi di protezione né alla polizia penitenziaria né ai detenuti, neppure nel carcere di Mardin dove si è registrato un detenuto positivo.

Ibrahim Bilmez, uno dei difensori di Ocalan, ha riferito che non è stato possibile accertarsi delle effettive del suo assistito a causa del persistente rigetto delle loro istanze di visita. Sebbene tutti i detenuti politici in isolamento a Imrali, tre oltre a Ocalan, siano come lui ultrasettantenni e di cagionevole salute, nessuna misura è stata adottata per quanto a sua conoscenza.

E’ poi intervenuta l’avvocata della cantante di Grup Yorum, Helin Bolek, che ha riferito che lo sciopero della fame che ha condotto alla morte la sua assistita è imputabile alla sordità del Governo davanti alla rivendicazione da parte dei detenuti politici dei loro diritti, e che per questo motivo due avvocati, Ebru Timtik ed Aytac Unsal, già in sciopero da oltre due mesi, hanno iniziato il 5 aprile, giornata nazionale degli avvocati in Turchia, il c.d. sciopero fino alla morte, ovvero l’omessa assunzione anche degli integratori vitaminici che li tengono in vita. Lamenta che se neanche questo convincerà ad estendere l’amnistia anche ai detenuti politici, allora le autorità turche porteranno sulla coscienza il peso della morte non solo della sua assistita e dei due colleghi, ma anche di molti altri.

Si è poi parlato della situazione drammatica di tutti i detenuti, non solo per l’assenza di dispositivi di protezione, ma anche per l’impossibile accesso alle cure mediche a causa della pandemia. Ad un suo assistito, ammalato di cancro, sono stati interrotti i controlli e le cure. Un altro è stato torturato nell’ospedale del carcere speciale di tipo “F” di Izmir. Ceren Uysal, avvocata dell’associazione CHD, ha rimarcato le responsabilità del governo turco per l’omessa protezione delle persone detenute, in particolare di quei 1300 detenuti gravemente malati a rischio di vita per i quali non è stato disposto l’immediato rilascio. Rimarca poi la crescente repressione, come al funerale di Helin, che è stato attaccato con gas lacrimogeno per impedire la sua commemorazione, e la responsabilità degli avvocati nel denunciare la quotidianità di tali pratiche lesive dei diritti umani. L’avvocata Anna Maria Alborghetti, referente dell’osservatorio carcere delle Camere Penali padovane, ha portato esempi pratici di come anche in Italia la popolazione detenuta durante questa emergenza carceraria sia stata discriminata nella tutela del diritto alla salute. Claudio Paterniti Martello, di Antigone, ha fornito un quadro preciso relativo al numeri della detenzione in Italia ed alla drammatica situazione alla base delle rivolte – le più gravi ed estese nella storia repubblicana, afferma- e dopo le distruzioni conseguenti alle rivolte, rilevando come le trasferte eseguite dopo le rivolte e durante la quarantena abbiano messo a rischio sia la salute dei detenuti che quella della polizia penitenziaria. Situazione confermata da Simonetta Crisci, avvocata di Giuristi Democratici e Legal Team, che ha definito inaccettabile il fatto che ci siano ancora in carcere, anche in questa situazione, donne con bambini, e detenuti malati, affermando che al più presto vanno trovati luoghi dove collocarli all’esterno del carcere. Denuncia come la discriminazione del popolo dei detenuti, ordinaria nel nostro paese, si sia accentuata nell’emergenza sanitaria, tanto che anche per detenuti per i quali era stata già disposta la detenzione domiciliare, questa non è stata eseguita per mancanza di scorte.
La conferenza si è conclusa con l’appello per  l’immediata scarcerazione per i condannati a una pena inferiore a 3 anni a poche ore dall’inizio in.
Parlamento della discussione sulla maxi-amnistia che tra pochi giorni potrebbe n portare effettivamente alla liberazione di 90 mila prigionieri.
Tra i beneficiari, però, non rientrano attualmente molti dei principali oppositori di Erdogan e giornalisti non allineati, dal leader curdo Selahattin Demirtas, che soffre di problemi cardiaci, allo scrittore ed editorialista  70enne Ahmet Altan, in carcere da oltre tre anni,  e il giornalista Mümtazer Türköne, 64 anni, cardiopatico, arrestato nel 2016, che  sono tra i tanti detenuti in pericolo di vita a causa del virus.

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