Sei qui:  / Articoli / Lettera di affetto a padre Bartolomeo Sorge

Lettera di affetto a padre Bartolomeo Sorge

 

Stimatissimo e caro padre Bartolomeo Sorge,

le volevo attestare vicinanza e affetto in queste ore in cui tanti non sono riusciti a capire il suo affetto per la popolazione lombarda, alla quale a mio avviso lei ha voluto rivolgere uno dei più dolci tributi d’affetto. Non è stato capito. Non sarò certo io a “interpretarla”, mi interessa dirle quel che mi ha fatto capire, che non avevo capito e che mi induce a ringraziarla di cuore. Lei ha scritto: “L’utopia: la sicurezza verrà da due decreti legislativi che chiudono i porti ai naufraghi. La realtà: il Covid19 non è venuto dai naufraghi, ma dalla regione più ricca del nostro Paese.”

Lì per lì mi sono chiesto se il virus non fosse venuto dalla Cina. Già… Ma anche i migranti, arrivano dalla Libia ma non “vengono dalla” Libia. Vengono da tanti paesi attraverso la Libia. E’ lì che diventano una malattia, un virus, e vanno messi in quarantena, bloccati.

Lei mi ha fatto ricordare delle fughe dalla Lombardia, dei treni presi d’assalto, di alcune delibere che chiudevano l’accesso di aree del nostro Paese ai lombardi. In definitiva il virus ha questo effetto terribile: trasforma il contagiato in contagiatore, da vittima in colpevole. Come i migranti: vittime lì dove vivono e da dove fuggono e colpevoli qui dove non devono arrivare.

Ho l’impressione, se capisco il suo amore per i migranti, che lei abbia voluto esprimere il medesimo amore per i lombardi, trasformati dal virus in colpevoli. Il Mar Mediterraneo è pieno di morti come Bergamo, e il dolore per gli uni è il dolore per gli altri, se sappiamo vederli entrambi. Ma il suo amore per i lombardi uccisi dal virus non è stato capito e di questo credo si dispiaccia. Mi dispiace davvero. Le sono vicino, come a tutti coloro che soffrono in Lombardia (e altrove).

Vede, io credo che il suo messaggio fosse sull’idea stessa di “sicurezza”, in contesti diversi è sempre sicurezza. Dobbiamo pensare di poter essere sicuri da soli, contro gli altri, o dobbiamo capire che possiamo diventare sicuri soltanto con gli altri? Questo virus, si dice, ha già ucciso la globalizzazione. Forse è vero, ma a me ha detto che la salvezza la troveremo scegliendo insieme di difendere l’ecosistema, ha detto che non è saggio costruire città al posto di foreste pluviali, così facendo si metterà a rischio la mia stessa sicurezza, perché così facendo si metterà l’uomo a contatto diretto con le case del virus, determinando la “spillover”.

La natura, l’ambiente, non vanno dominati, come dicono alcuni suoi fratelli di fede, ma rispettati, tenuti in equilibrio con noi. E’ l’idea di dominio, come sempre, l’origine del male. Come con i territori da cui originano i migranti e con le terre da cui è partito il virus che ha trasformato i nostri fratelli lombardi in vittime di un nemico invisibile.

Così la saluto con tanto affetto e la ringrazio di avermi fatto capire qualcosa di più.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE