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Coronavirus, il secondo sterminio siriano

 
C’è un mattatoio aperto. Un mattatoio di cui tutti siamo al corrente ma di cui non parliamo. E’ il mattatoio rimosso dalla coscienza individuale di ciascuno di noi e collettiva di tutto il mondo. Questo mattatoio si chiama “lager siriani”. Non parlo di tutta la Siria, costretta a vivere senza medici dal regime che li ha deportati quasi tutti. Non parlo di tutta la Siria, i cui ospedali – almeno al 50%- sono stati distrutti dalla furia omicida del regime. Non parlo di questo; no. Parlo dei lager siriani. Nella lettera che ha scritto ad Assad nella scorsa estate Papa Francesco vi ha fatto riferimento e il segretario di stato cardinale Parolin spiegò: “ a Papa Francesco sta particolarmente a cuore anche la situazione dei prigionieri politici, ai quali – egli afferma – non si possono negare condizioni di umanità. Nel marzo 2018 l’IndependentInternational Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic ha pubblicato una relazione a questo proposito, parlando di decine di migliaia di persone detenute arbitrariamente. A volte in carceri non ufficiali e in luoghi sconosciuti, essi subirebbero diverse forme di tortura senza avere alcuna assistenza legale né contatto con le loro famiglie. La relazione rileva che molti di essi purtroppo muoiono in carcere, mentre altri vengono sommariamente giustiziati”.
Ora dalla Siria, che ammette di avere il contagio da coronavirus dopo averlo disgustosamente negato per settimane,  ma finge si tratti di un singolo caso “relativo a un cittadino straniero” entrato sano, poi seguito e miracolosamente scoperto come unico contagiato, noi sappiamo, ma non diciamo, che fonti negate dal regime denunciano che solo nel penitenziario di Adra ci fossero giorni fa 204 morti di coronavirus, 1084 contagiati, non separabili dai sani.
Allora la domanda va fatta: annunciando corsi di formazione professionale per becchini il regime ci ha detto che prepara altre fosse comuni? Dopo quelle disseminate da anni nella valle dell’Oronte accetteremo in silenzio anche queste? Il segretario generale dell’Onu non ha nulla da dire? Gli basta sollecitare il “probabile” lockdown di ogni conflitto?

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