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Coordinamento per la sicurezza dei giornalisti, Lamorgese: «Contrasto alle minacce fondamentale per la libertà»

 

Alla riunione al Viminale anche il vice ministro Mauri, il capo della Polizia Gabrielli e, in video conferenza, il responsabile legalità della Fnsi, Michele Albanese. Il segretario generale Raffaele Lorusso: «Bene la protezione, i colleghi non vanno lasciati soli». Nel 2019 gli episodi di intimidazione e minacce nei confronti di chi fa informazione sono stati 7

Si è riunito il 10 gennaio al Viminale il Centro di Coordinamento delle attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti. Alla presenza della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, del vice ministro Matteo Mauri, del capo della Polizia Franco Gabrielli e dei vertici ministeriali, è stato fatto il punto della situazione sugli episodi di intimidazione e minacce nei confronti dei cronisti che, nel 2019, sono stati in totale 74 (73 nel 2018), di cui 18 attraverso la rete e i social network.

La ministra Luciana Lamorgese ha sottolineato che per il governo l’informazione riveste un ruolo fondamentale e per questo ha ribadito la volontà di assicurare protezione a chi fa informazione, continuando a monitorare il fenomeno delle minacce e delle intimidazioni. La ministra ha anche annunciato l’invio di una direttiva ai prefetti affinché venga dato massimo risalto a questa problematica, ribadendo la necessità di proseguire nell’attività di coordinamento e di mantenere vivo il filo diretto con gli organismi della professione.

Il segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso, che ha partecipato all’incontro insieme con Michele Albanese, responsabile per la legalità della Fnsi, quest’ultimo in collegamento Skype, ha ringraziato per l’attenzione la ministra, il vice ministro e il capo della Polizia, ribadendo l’impegno sul campo del sindacato dei giornalisti al fianco di tutti i cronisti minacciati e nell’azione di contrasto alle querele bavaglio. Nel dare atto al ministero e alle forze dell’ordine dell’attività di monitoraggio e protezione svolta in favore di chi fa informazione, il segretario generale ha auspicato l’apertura di focus su situazioni di particolare criticità, come quelle della Campania, dove sono cinque i cronisti sotto scorta, di Foggia e provincia, dove i cronisti sono stati più volte oggetto di minacce da parte di organizzazioni criminali, e delle aree del Centro e del Nord Italia, dove più attivi sono i gruppi di ispirazione neofascista e neonazista.

Facendo inoltre propria la richiesta del Sindacato unitario dei giornalisti della Campania, il segretario generale ha chiesto alla ministra di prevedere una riunione del Coordinamento o un’altra iniziativa in Campania per sensibilizzare l’opinione pubblica al tema delle minacce ai cronisti e all’importanza del ruolo dell’informazione.

«Siamo grati alla ministra Lamorgese, al vice ministro Mauri e al capo della Polizia Gabrielli – dichiara Lorusso – per aver riattivato il tavolo di Coordinamento, che rappresenta un importante momento di confronto sul tema della protezione dell’attività giornalistica, presidio fondamentale per la tenuta delle istituzioni democratiche. Le minacce ai cronisti, al pari delle querele bavaglio, indeboliscono l’informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati. Affrontare compiutamente queste problematiche, prevedendo misure di contrasto e di repressione di tali fenomeni, rende l’informazione più libera e autorevole. Per questa ragione la Fnsi continuerà a portare avanti in ogni sede le proprie battaglie per la tutela del diritto di cronaca e dei cronisti dalle minacce di chi pensa di poter oscurare l’informazione».

Per la ministra Lamorgese, «la prevenzione e il contrasto delle forme di violenza ed intimidazione di cui sono vittime i giornalisti sono fondamentali per la libertà di stampa ed il diritto dei cittadini ad essere informati. La convocazione del tavolo di Coordinamento vuole dare un segnale di attenzione per tutto il mondo dell’informazione».

Dei 74 atti intimidatori registrati lo scorso anno, 14 sono riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata, 28 a motivazioni socio-politiche, 42 infine gli episodi maturati in altri contesti.

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