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La comunitá di Sant’Egidio contro la pena di morte

 

Torna quest’anno l’iniziativa promossa dalla Comunitá di Sant’Egidio Cities for life (Cities for Life Day) con il supporto delle principali organizzazioni mondiali per i diritti umani, riunite nella Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte (Amnesty International, Ensemble contre la Peine de Mort, International Penal Reform, FIACAT).

Il 30 novembre centinaia di cittá sparse nel mondo illumineranno i loro principali monumenti, ed organizzeranno nelle piazze eventi educativi ed artistici per sensibilizzare l’opinione pubblica sul diritto alla vita. La giornata internazionale Cities for life rappresenta, la più grande mobilitazione globale moderna in favore di una forma più dignitosa e civile di giustizia, capace di eliminare la pena capitale una volta per tutte.

Per comprendere meglio perché questa celebrazione ha luogo in diverse città del mondo, è fondamentale considerare alcuni fattori storici. Nel 1764 uno dei più grandi scrittori dell’Illuminismo italiano, Cesare Beccaria, scrisse la prima opera completa sul diritto penale e sulle pene, intitolata Dei Delitti e delle Pene. Il suo lavoro fu talmente notevole che venne tradotto in 22 lingue al fine di diffondere i suoi rilevanti contenuti. In quest’opera, Beccaria trattò i primi argomenti moderni riguardo alla pena di morte. Inoltre il libro fu il primo lavoro su larga scala ad affrontare la riforma penale e a suggerire che la giustizia sia conforme ai principi razionali. Per questa ragione Beccaria citò di Montesquieu che affermava: “ogni punizione che non proviene da una necessità assoluta è tirannica”. L’autore mise, inoltre, in discussione la tortura, partendo dal presupposto che è crudele e non necessario trattare un altro uomo in modo così barbaro. In conseguenza alla pubblicazione dell’opera, uno stato della pre-unità italiana, il Gran Ducato di Toscana, abolì per primo la pena di morte. Infatti, il 30 novembre 1786, sotto il regno di Leopoldo II, la Toscana diventò il primo stato civile d’Europa e del mondo intero ad eliminare definitivamente la tortura e la pena capitale.

La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti. Non ha effetto deterrente e il suo uso sproporzionato contro poveri ed emarginati è sinonimo di discriminazione e repressione. Oggi, più di due terzi dei paesi al mondo ha abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Nel 2018, sono state messe a morte almeno 690 persone in 20 paesi, una diminuzione del 31% rispetto al 2017 (almeno 993).

La Cina rimane il maggior esecutore al mondo, ma la reale entità dell’uso della pena di morte in questo paese è sconosciuta perché i dati sono classificati come segreto di stato; per questo motivo, il dato complessivo di almeno 690 esecuzioni, non tiene in considerazione le migliaia di sentenze capitali che si ritiene siano eseguite in Cina ogni anno. Al secondo posto troviamo l’Iran dove secondo l’organizzazione Iran Human Rights (IHR) sarebbero almeno 110 le esecuzioni compiute nella prima metà del 2019; un numero in crescita rispetto alle 98 registrate nello stesso arco di tempo un anno fa. Ad oggi sono 106 i paesi che hanno abolito la pena di morte per tutti i reati, mentre sono 56 quelli che la mantengono in vigore.

A Roma nei giorni scorsi si sono riuniti alla Camera per il convegno internazionale ‘ Ministri della Giustizia e rappresentanti di 22 Paesi – sia abolizionisti della pena capitale, de iure o de facto (come Liberia, Marocco, Niger, Repubblica Centrafricana e Zambia) che mantenitori (come Ciad, Indonesia, Somalia, Sud Sudan e Vietnam) in un convegno dal titolo “Per un mondo senza pena di morte” promosso da Sant’Egidio per discutere proprio su come giungere ad una progressiva abolizione della pena capitale e come contrastare anche le esecuzioni extragiudiziali e i linciaggi, provocati spesso dalla diffusione di un linguaggio e di una cultura dell’odio. Il Presidente della Comunitá di Sant’Egidio e coordinatore della campagna mondiale contro la pena di morte  Cities for Life Marco Impagliazzo ha sottolineato come lo scopo del convegno sia stato proprio quello “della ricerca e della promozione di metodi per dare al mondo e alle popolazioni più giustizia e sicurezza in un modo umano, senza mai distruggere la vita delle persone colpevoli”.

Sabato 30 novembre, alle ore 18, presso il Colosseo di Roma si svolgerà una manifestazione cui prenderanno la parola il Presidente di Sant’Egidio insieme all’avvocato Suzana Norlihan Alias, attivista contro la pena capitale in Malaysia, Renny Cushing, protagonista dell’abolizione della pena di morte nel New Hampshire, e Mario Marazziti, fondatore della World Coalition Against the Death Penalty.

In un nota la Comunitá di Sant’Egidio spiega “Il monumento più celebre di Roma, per l’occasione verrà illuminato e farà da sfondo a una spettacolare scenografia digitale Visual Mapping 3D. Attraverso questa innovativa tecnologia, non invasiva sugli edifici perché composta semplicemente da fasci di luce che creano immagini e video, verranno proiettate sul Colosseo elaborazioni grafiche e tridimensionali altamente suggestive, dedicate al tema #DefeatingHatred, perché è l’odio il vero nemico da sconfiggere per umanizzare le società e liberarle dalla violenza”.

In contemporanea si illumineranno in tutto il mondo oltre 2.000 ‘Città per la vita’ per dire NO alla pena di morte con l’intento di scuotere le coscienze su questa forma di punizione crudele e disumana.

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