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Cosa è la mafia e come va combattuta

 

di Cesare Terranova

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Intervento in Commissione parlamentare antimafia – Seduta del 16 luglio 1975

 La Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, istituita nel lontano 1963, sembra ormai decisamente avviata alla conclusione dei suoi lavori dopo una attività di circa tredici anni, attività che per la sua lunga dura­ta è stata oggetto di quelle critiche e di quelle pesanti osserva­zioni che ci sono ben note.
Ritengo però che, indipendentemente dal modo con cui riusciremo a consegnare al paese un documento significativo ed incisivo sui risultati del nostro lavoro, resta il fatto che la Commissione, durante questi lunghi anni ha svolto una notevole mole di lavoro, e che la sua presenza, nonostante il discredito di cui, dobbiamo riconoscerlo, è oggi circondata nella opinio­ne pubblica, è stata di indubbia efficacia ed utilità quanto me­no per la funzione di freno esercitata sulle attività mafiose.
Ma su questo argomento mi propongo di tornare più avanti, quando accennerò alla maniera in cui la società italiana in ge­nerale e quella siciliana in particolare hanno reagito di fronte al problema della mafia.
Tredici anni sono certamente molti e credo che noi siamo i primi a riconoscerlo, come pure dobbiamo ammettere che questa eccessiva dilatazione nel tempo è la causa della stan­chezza e dello scarso entusiasmo con cui adesso si va avanti, come giorni fa ha osservato il senatore Adamoli.
Quindi la decisione unanimamente adottata di mettere un punto fermo alle indagini, alle inchieste, alle ricerche e di sta­bilire, in tempi abbastanza ravvicinati, l’iter della discussione conclusiva in modo da arrivare al più presto alla presentazione della relazione definitiva, è stata di una opportunità inconte­ stabile. Però l’esigenza di fare presto non deve fare passare in seconda linea la necessità di formare un documento approfondito sul problema della mafia, specialmente in ordine a quello che ne costituisce l’aspetto caratterizzante, che è il rapporto mafia-pubblici poteri.
Desidero risparmiare agli onorevoli colleghi una ennesima ripetizione di considerazioni sulla origine e sulla evoluzione della mafia, ricordando che, a parte quanto qui è stato da altri pregevolmente detto, da almeno una quindicina di anni vi è stata sulla mafia una fioritura di libri e di pubblicazioni in cui studiosi, scrittori e dilettanti, giornalisti piùo meno qualifica­ti, si sono dedicati all’esame di questo caratteristico fenomeno delinquenziale, con minore o maggiore competenza, con argo­menti più o meno seri e convincenti, con indagini approfondi­te o con superficialità, con il risultato, certamente positivo di avere dato un ampio contributo all’arricchimento del materia­ le di studio sulla mafia e di avere sollecitato l’attenzione di tut­ta la opinione pubblica su questa piaga della Sicilia, ma anche con risultato, che non ritengo positivo, di avere contribuito al­la deformazione ed all’inquinamento del concetto di «mafia», per cui oggi molto spesso questa etichetta viene con facilità as­segnata a fenomeni di corruzione, di malcostume, di violenza, che pur presentando aspetti gravemente pericolosi o dannosi per le nostre strutture sociali, non hanno nulla da vedere con la mafia vera e propria, cosicché vengono a crearsi confusioni ed annacquamenti che si risolvono unicamente a vantaggio dei mafiosi.
Fatta questa premessa, ritengo che compito.della Commis­sione non sia quello di risalire alle origini della mafia, di stabili­re quindi se la mafia… Continua su mafie

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