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Afghanistan, l’emigrazione rischiosa di adolescenti senza futuro

 

  

Abdoul ricorda molto bene quella notte senza luna a Chal, era quasi un anno fa, a lume di candela davanti a un tè fumante, la riunione di famiglia per decidere il suo futuro. Il nonno Aziz non voleva, la mamma Sadiqa non c’era alla riunione, ma aveva fatto capire quanto fosse contraria. D’altro canto però, come disse papà Majid, con gli occhi tristi e rugosi, come un fiume in secca: “in qualche maniera dobbiamo tirare avanti… e se continuiamo cosi non so come supereremo l’inverno…”.

La settimana dopo, con qualche soldo in tasca e il numero dello zio che vive da qualche anno a Teheran, Abdoul e Masoud, gemelli di 15 anni, sono partiti da Chal, un villaggio fuori Taloqan, capitale della provincia di Takhar, nel Nord Est dell’Afghanistan. Al dolore di lasciare la famiglia si aggiunge l’incertezza di quel viaggio spaventoso, migliaia di chilometri di strade pericolose per raggiungere l’Iran dove cercare un lavoro, mantenersi e mandare qualche soldo a casa per aiutare la famiglia: mamma, papà, nonno gli altri 5 fratelli e sorelle minori, ancora troppo piccoli per lavorare o sposarsi. Abdoul e Masoud, quella fresca notte di ottobre sapevano che sarebbe stato un viaggio rischioso, ma non si rendevano conto quanto.

Ce ne sono tanti di ragazzini come Abdoul e Masoud, cresciuti in un Paese martoriato da 40 anni di guerra e invasioni straniere, fra russi, combattenti jihadisti e coalizione capeggiata dagli Stati Uniti. 237.000 sfollati interni solo nel 2018, 1 afgano su sei che ha bisogno di assistenza umanitaria e oltre 2,6 milioni di rifugiati nel mondo, la maggior parte ospitati da Iran e Pakistan.

Alla loro età hanno la responsabilità di contribuire alle finanze familiari appena possibile per poi uscire di casa e formare una loro famiglia. Con le conoscenze giuste, a volte è possible trovare lavoro, anche se si tratta di lavorare in pessime condizioni, intrecciando cesti, tessendo tappeti, producendo mattoni o coltivando oppio.

Purtroppo però, la guerra infinita, il terrorismo, la povertà radicata, resa ancora più estrema dai frequenti allagamenti e dalla siccità, rendono impossibile per molte famiglie avere cibo e soldi a sufficienza. Ed è così che non rimane altro che chiedere a ragazzi come Abdoul e Masoud di tentare la rischiosa via dell’emigrazioneContinua su vociglobali

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