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Il dopo Rousseau

 

Volete passare da un alleato di destra a uno di sinistra?   E’ questo – in sostanza – il quesito votato sulla piattaforma Rousseau, nonostante le continue affermazioni di Di Maio e soci, di essere un movimento “post-ideologico”. Una domanda che può fare ai suoi iscritti solamente un partito di centro. Che non è più quello dei moderati che vogliono ricompattare Renzi o Calenda, ma la grande quota di chi è deluso dalle ideologie “secche” e ha un disperato bisogno di soluzioni ai propri bisogni primari (lavoro, salute, scuola, ambiente, casa, giustizia). Sul metodo Rousseau ci sono molte riserve condivisibili – verificabilità e segretezza del voto in primis – ma va detto che la piattaforma grillina sta rivoluzionando il concetto di partecipazione alle scelte di partito. Questa consultazione “calda” non deve sostituire la rappresentanza “fredda”, ma integrarla. La prima è giusto che si esprima nelle macro-scelte, mentre è essenziale – e costituzionale – che la seconda si faccia carico di tradurle in provvedimenti ponderati parlamentari.

Certo, l’evoluzione digitale – con la drastica riduzione dei tempi e costi di consultazione – sta mettendo in discussione il concetto di democrazia interna dei partiti; ma non si può rifiutare questa innovazione solo perché è ancora un prototipo. Né si può dire che urti la prassi costituzionale di formazione dei governi, visto che il suo ambito rimane all’interno del partito. Insomma, il nuovo non è mai rassicurante, ma poi premia chi non ne ha paura.

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