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Ignavi, parole e scelte da compiere

 

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

Inferno Canto III, vv. 46 – 51 (http://dante.loescher.it/inferno/III)

Non volendo scomodare la filologia dantesca il senso di questo estratto del canto III della Commedia dantesca esemplifica lo scopo dell’appello che abbiamo diffuso poiché affronta il tema della scelta. L’importanza della scelta. Da che parte stare, in un posto che si concretizza anche attraverso una serie di intersezioni di insiemi, innanzitutto tra buon senso e buon giornalismo. Selezionare, nella redazione di un articolo, nella messa in onda di un servizio, che parole usare e dar loro un peso, appunto, scegliendole.

«Le parole non sono simboli di un’algebra astratta. Non ci servono solo a indicare cose e azioni, ma anche segnalano, magari senza che ce ne rendiamo conto, chi siamo che le adoperiamo e come ci collochiamo verso ciò di cui parliamo.  Questo vale sempre, vale tanto più quando la parola, scritta o trasmessa, è destinata a un vasto pubblico. L’attenzione alla chiarezza e precisione dovrebbe combinarsi con altrettanta attenzione a limitare ciò che può ferire e offendere. Quello che trasmettiamo a un vasto pubblico andrebbe sempre letto, mentre scriviamo, con gli occhi dei destinatari, specialmente con gli occhi delle persone di cui parliamo» raccontava Tullio De Mauro, linguista docente di filosofia del linguaggio scomparso nel 2017, in un’intervista di Anna Meli concludendo poco dopo «meglio qualche pesantezza e rigidità che usi discriminatori delle parole».

Ed un linguaggio diverso, avulso dall’odio, che si basi sul “concetto elementare di verità dei fatti” è possibile e realizzabile nella pratica professionale quotidiana di ciascuno. In buona sostanza si tratta di scegliere da che parte stare, perché se, come si legge nell’appello “i cittadini italiani sono quelli che in Europa hanno la percezione più distorta dell’immigrazione” probabilmente è giunto il momento di fare questa scelta, di usare queste parole, e di raccontare questi fatti, smettendo d’inseguire la banderuola bianca.

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