Sei qui:  / Articoli / Delitto Pomarelli, linguaggio corretto passo indispensabile per cancellare violenza di genere

Delitto Pomarelli, linguaggio corretto passo indispensabile per cancellare violenza di genere

 
Un pessimo esempio di giornalismo che non rispetta la parità di genere, non rispetta le donne, non combatte la violenza di genere, concede attenuanti e si occupa più del carnefice che della vittima. È inaccettabile il modo con cui la maggior parte dei giornali e dei siti italiani hanno trattato il femminicidio di Elisa Pomarelli. Abbiamo letto titoli come “Il gigante buono” riferito al killer, oppure frasi come “Ma probabilmente è stato quell’amore primitivo e morboso a far perdere la testa all’uomo incapace di assorbire l’ennesimo rifiuto” o ancora altre come “Una storia maledetta conclusa con il pianto tardivo di un uomo sbigottito persino da se stesso”. E richiami all’amore, all’ossessione, ai raptus per troppo amore….
Una cultura sbagliata che i giornalisti in questo caso hanno contribuito a coltivare, invece che a combattere. Una mancanza di rispetto verso la vittima, una donna che scompare nelle ricostruzioni dei giornali, preoccupati solo di descrivere l’uomo, il carnefice, e di spiegarne le motivazioni fornendogli, magari senza volerlo, pubbliche giustificazioni.
Come hanno scritto la Commissione Pari Opportunità della Fnsi e altri organismi legati alla categoria, non è possibile continuare a usare le parole in questo modo. Occorre che colleghe e colleghi (ma i pezzi sul delitto Pomarelli sono firmati per lo più da uomini) utilizzino parole diverse, rispettose delle vittime di femminicidio e tengano in considerazione le regole del Manifesto di Venezia, che punta a una informazione corretta nei casi di violenza di genere. Il Manifesto, che la Fnsi sta cercando di promuovere anche in Europa, è stato sottoscritto da centinaia di giornaliste e giornalisti italiani, ma resta ancora largamente inapplicato.
Ci vuole un impegno da parte di tutti coloro che fanno informazione per promuovere una cultura diversa, che protegga i più deboli, restituisca dignità alle vittime e rispetti le donne.  La divulgazione corretta è un passo fondamentale per arrivare un giorno a cancellare la violenza di genere.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

1 COMMENTO

  • Fabiana pacella

    Noi giornalisti, tutti, abbiano doveri e responsabilità. Le parole, nella forma e nel contenuto, sono strumento di verità e per la verità. Vanno usate con coscienza e attenzione massima. Uccidono anche quelle. E in questo caso, come ahimè in altri, questa giovane donna è stata uccisa due volte.

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con (*).

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.