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Roy Paci contro Salvini e la repressione nelle manifestazioni. La rivolta degli artisti

 

Roy Paci non la manda a dire. No, scrive sul suo profilo Facebook tutta l’indignazione per come è stato bloccato (trattato) uno degli attivisti che a Catania hanno protestato pacificamente contro il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, impegnato in un tour elettorale però dall’alto della sua carica nel Governo nazionale. Il post è accompagnato dalla foto di uno dei manifestanti trattenuto dalla polizia e il musicista indica quella immagine come l’emblema di un atteggiamento non più tollerabile:   “Quello che vedete in foto è uno dei miei più grandi amici, il grande attivista e pacifista Barry, irlandese di adozione catanese, che solo per aver alzato in aria le mani e urlato ‘peace’ durante il passaggio dei carri funebri leghisti è stato quasi strangolato dai galoppini del ministro dell’interno. Ecco, questa cosa non mi sta più bene, non esiste nessuna legge che permetta ad un leccaculo politico di usare così duramente la forza nei confronti di un essere umano”. Un artista del sud, cui sono cari temi sociali rilevanti che si ritrovano nella sua musica, ci ricorda quanto sia a rischio la libertà di espressione garantita dall’Articolo 21 della costituzione e che include anche la libertà di manifestare e dissentire. Il mondo della musica si sta ribellando prima e più del resto del pianeta culturale e, soprattutto, politico italiano. Emblematico quanto accaduto poche ore fa nel concerto di Roberto Vecchioni, musicista stimato ed amato, impegnato, poliedrico, che al suo concerto ad Ovindoli ha cantato “Bella ciao”, beccandosi il brutto e incomprensibile rimbrotto del sindaco, che ha parlato di “propaganda politica di basso livello”. Le ultime scelte in tema di immigrazione e sicurezza attraversano il mondo della musica italiana come poche altre volte era accaduto. Ce lo ricorda sempre Roy Paci quando scrive del “quasi totale silenzio dei miei colleghi (ad eccezion fatta di fratelli come Pau dei Negrita, Daniele Silvestri, Piero Pelù, Fiorella Mannoia o Caparezza per citarne alcuni”. Poi cita una definizione di Don Gallo: “’angelicamente anarchico” e una frase di Peppino Impastato: “’Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” . L’ondata di critiche di tanti artisti contro la stretta sulle manifestazioni e l’atteggiamento verso i migranti e, in definitiva, dei più deboli, ha anche l’effetto di scatenare il solito odio social. Il tenore è sempre lo stesso: se critichi questo Ministro dell’Interno è solo per dare un assist alla sinistra, agli anarchici, all’Italia incontrollata e disordinata. Eppure proprio la critica e l’indignazione di molti artisti sta producendo un effetto cognitivo importante sulla possibile svolta antidemocratica che si rischia in Italia. In fondo è quasi una beffa: Il Ministro Salvini sta facendo una specie di tour che scimmiotta le comparsate nelle discoteche, fingendosi a suo modo un po’ vip e un po’ animatore popolare e, per quella sempre curiosa legge del contrappasso, sta ricevendo le bordate più pericolose dagli artisti veri, quelli delle canzonette.

(La foto di Francesco Enriquez è stata postata da Roy Paci a corredo del post)

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