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Il velo della discordia di Asmae Dachan

 

A volte, per chi si occupa dei diritti umani, sembra di dover combattere contro i mulini a vento.Abbiamo speso tempo ed energie, organizzando manifestazioni e convegni con l’intento di spezzare la catena dell’odio nei confronti delle altre culture e per favorire il rispetto del diverso dall’altro. In molte di queste occasioni era al nostro fianco la cara amica giornalista scrittrice, attivista per diritti umani Asmae Dachan, esperta di Siria, Medio Oriente e autrice del blog Diario di Siria. Conosco Asma da qualche anno e sono stata subito colpita dalla sua forza e dalla sua tenacia, ma soprattutto da quel ‘velo’ in testa indossato con orgoglio e determinazione. Per me, che personalmente mi sono occupata molto della spinosa questione dell’hijab e che mi batto da anni, anche sul campo, per l’abolizione della sua obbligatorietá, questi incontri hanno avvalorato il concetto di ‘scelta’. Non deve essere facile per chi vive in Occidente, ancorato all’etnocentrismo e alla sua idea di superioritá socioculturale, esibire i simboli religiosi di una cultura diversa. A Asmae Dachan verrá conferita il due giugno, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica, per i suoi reportage in Siria, dai campi profughi e da città colpite da atti di di terrorismo, e per il suo forte impegno per la pace, l’integrazione tra i popoli e il dialogo interreligioso. Questo riconoscimento peró non é piaciuto alla Leader di Fratelli d’Italia l’onorevole Giorgia Meloni. Sconcertante é che sia proprio una donna, non musulmana, che si arroga il diritto di sentenziare sulla religione islamica, senza forse conoscerne i suoi fondamenti. L’onorevole come nel caso, della gaffe sul Museo di Torino, non ha perso occasione anche questa volta di venir ridicolizzata e si é buttata a ‘random’in dichiarazioni lontane dalla realtá. Personalmente ho trovato davvero surreale questa sua dichiarazione: “Asmae Dachan è nota anche per le sue posizioni sul hijiab definito ‘carezza protettiva’: il conferimento dell’onorificenza sarebbe non solo un grave errore, ma anche un clamoroso sfregio alle donne e alle conseguite libertà delle donne. Questi meriti valgono per il Cavalierato in un Califfato Jihadista, non nella Repubblica Italiana”. Se solo la Meloni avesse conosciuto la storia di Asmae e il suo attivismo nella difesa dei diritti umani, avrebbe dato un’interpretazione diversa alla definizione che lei ha dato del velo come ‘carezza protettiva’. Il concetto che alla base della Libertá é la scelta: diritto sacrosanto ed inviolabile. É perfino ridondante sottolineare tale concetto che qui in Italia dovrebbe essere metabolizzato ed assimilato da tempo. Eppure nasce la necessità di ribadirlo ancora, se una donna disprezza un’altra donna per la sua scelta di indossare il velo. Studiando l’Islam si apprende che il velo non ha una connotazione politica, ma socio-culturale. Solo una forzatura e la strumentalizzazione di un credo religioso lo hanno asservito politicamente. Si può credere in un dato ‘Dio’ ed essere orgogliosi delle proprie radici culturali ‘scegliendo’ di indossare un velo, pur non essendo fautori del retaggio dittatoriale che gli viene affibbiato ed anzi combattendolo, ogni giorno attraverso un serio impegno. Anziché criticare, dovremmo ammirare la fermezza e il coraggio di questa giovane giornalista italo-siriana che sceglie ostinatamente le sue radici combattendo il pregiudizio e gli stereotipi stratificati. Mi dispiace per l’onorevole Meloni ma di donne musulmane che non sono sottomesse e hanno scelto di indossare il velo islamico in Italia ce ne sono tante e non possiamo far finta che non esistano. Obbligarle ai nostri costumi sarebbe un’imposizione che non é contemplata in quei paesi come il nostro che tanto amiamo definire ‘democratico’.

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