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Noi non ci fermeremo

 

Un’altra Italia è possibile, il voto in Italia è sempre più volatile, Salvini farà la fine di Renzi e altre amenità di questo tipo. Se ne sentono molte in questi giorni, per sminuire la realtà di un paese che si allontana sempre di più dalla difesa dei diritti, dai valori della solidarietà e del lavoro, dal senso della convivenza civile.  Ce lo ripetiamo in questi giorni, in tanti lo scrivono, forse per ritrovare la forza di un obiettivo, in poche parole una speranza. Ed è perfetto invece lo slogan usato per Radio Radicale, noi non ci fermeremo!

L’analisi di alcuni commentatori sull’errore di aver contrastato Salvini sui temi che sono in realtà il principale collante della nuova ultradestra e del sovranismo sono quelli sui quali il solo associazionismo, il volontariato e le organizzazioni internazionali sono state in grado di porre un freno e comunque denunciare per quasi l’intero anno di governo, dal momento che i partiti di opposizione – e qui mi riferisco soprattutto al PD – non esistevano, letteralmente assenti da ogni dibattito pubblico, senza neppure un segretario in carica! Se non ci fossero state quella miriade di iniziative dal basso non si sarebbe neppure percepito che in Italia c’è una fetta consistente di cittadini che non vuole respingere ma accogliere, includere e non dividere, che non permetterà che nei confronti delle donne si torni al medioevo, che sa difendere i diritti civili.

Ed è proprio perché esiste questo popolo che oggi è ancora possibile un filo di speranza. Forse un’altra Italia sarà possibile, ma soltanto a determinate condizioni. La prima è l’intransigenza. Guai a cedere all’idea di qualsiasi mediazione sui diritti e sulla Costituzione.  Quell’ Italia, che non è affatto maggioranza ma è solo la maggioranza di poco più della metà degli italiani, per la quale i diritti non contano e che vive una percezione distorta delle cose perché conosce una sola narrazione mediatica, dai social alla TV, quell’Italia va convinta, recuperata, fatta riflettere, affrontata.  Certo, di questa narrazione mediatica anche noi giornalisti abbiamo gravi responsabilità, basta pensare al fatto che, dopo giorni dal voto europeo, non ha fatto capire agli italiani che in Europa gli europeisti sono più forti di prima e i sovranisti hanno perso.

Una narrazione che non ci mette la faccia nel difendere oggi Lerner e Fazio (perché sono ricchi e famosi, immagino), non comprendendo che l’occupazione finale della Rai è ovviamente il primo passo della Lega vincente e non risparmierà nessuno. Una narrazione che comincia a coltivare il progetto di attenuare le critiche e cercare il dialogo perché non bisogna ripetere l’errore fatto con Berlusconi (che comunque si alternava al governo con il centro sinistra in un sistema maggioritario), una narrazione che sottovaluta profondamente il peso dello scontro che sta avvenendo nel mondo cattolico e l’attacco che arriva attraverso i rosari dalle ali più reazionarie e fanatiche del cattolicesimo, e molto molto altro

Noi non ci fermeremo, questo è il punto di ripartenza. Vale per la società, vale per noi di Articolo21. Dobbiamo cercare di contribuire a sempre di più a iniziative sul territorio, a stimolare interventi, discussioni, ragionamenti, dovremmo ritrovare anche in ciascuno di noi la forza di ragionare per convincere un conoscente, un collega, un vicino di casa. Ma ovviamente questo non basterà se non ci saranno dei riferimenti politici forti, con un progetto forte sul lavoro, sull’ambiente, sull’equità sociale, sulla libertà. E se ci sarà avrà bisogno di persone che lo sappiano comunicare molto bene, quelli che un tempo nella musica rock chiamavamo i frontmen, o woman, ovviamente. Forse è tempo di ribaltare gli assiomi tradizionali, non più pessimismo della ragione o ottimismo della volontà, ma il pessimismo della volontà!

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