Il 9 maggio 1978 fu assassinato Peppino Impastato, giornalista e attivista politico con il PSIUP, candidato nell’anno della morte alle elezioni amministrative con Democrazia Proletaria, dove risultò, inutilmente perché assassinato prima dell’esito, il candidato più votato.
Nel 1977 fondò a Terrasini, vicino al suo paese Cinisi, autofinanziandola, una delle prime radio libere di controinformazione, Radio Aut, con la quale denunciava le connivenze tra DC e mafia, i crimini di Cosa nostra e gli affari Internazionali di droga del capo mafia Gaetano (Tano) Badalamenti.
A Radio Aut Impastato conduceva una trasmissione intitolata Onda pazza a mafiopoli in cui, oltre a raccontare i crimini mafiosi, derideva il capo mafia che aveva soprannominato Tano Seduto.
L’ordine di ucciderlo fu dato da Badalamenti. La notte tra l’8 e il 9 maggio Peppino fu rapito e ammazzato a colpi di pietra, poi il suo corpo fu messo con una carica di tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani e fatto esplodere per simulare un attentato fallito. Solo molti anni dopo, nel 2002, per l’omicidio fu condannato definitivamente all’ergastolo il mandante Badalamenti.
La storia dell’uccisione del giornalista è stato un clamoroso caso di depistaggio, come spesso avviene nel nostro Paese. Nel caso di Peppino la mafia prima simulò l’attentato, poi il suicidio facendo trovare una falsa lettera in casa della zia. Attorno a tutto questo fu messa in moto la macchina del fango per distruggere la reputazione dell’ucciso nei confronti della opinione pubblica. Quanti esempi si potrebbero scrivere sull’uso del depistaggio, lo fece inizialmente anche Mussolini nei confronti di Giacomo Matteotti e, per citare un caso più vicino a noi: Giulio Regeni che dopo le torture subite in carcere che lo hanno portato alla morte, i genitori Paola e Claudio hanno dovuto assistere a un vero e proprio “inquinamento mediatico” per infangare l’immagine del figlio Giulio allo scopo di depistare le responsabilità dalle autorità egiziane, facendolo diventare un cospiratore contro il regime del presidente al Sisi.
La storia di Peppino Impastato non deve essere dimenticata, non solo per fare memoria, dovrebbe essere studiata nelle scuole sui libri di testo. Lui rimarrà per sempre un simbolo non solo di lotta e di denuncia degli affari mafiosi, Peppino è la dimostrazione di quanto sia importante il giornalismo investigativo, che era quello che lui, con i pochi mezzi che aveva a disposizione, praticava, come è raccontato in un importante film I Cento passi di Marco Tullio Giordana. A Cinisi cento passi separavano la casa di Peppino Impastato da quella del capo mafia Tano Badalamenti ovvero Tano Seduto.
