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L’arte che racconta l’inquinamento. Storia da uno slum a Nairobi

 

[Traduzione di Elena Rubechini dell’articolo originale di Cressida Bowyer e Heather Price pubblicato su The Conversation.]

L’inquinamento dell’aria è considerato una grave minaccia per la salute dell’uomo a livello globale. Nove persone su dieci respirano aria inquinata e questo causa  sette milioni di morti premature all’anno.

Anche se non conosce confini e ci riguarda praticamente tutti, il fenomeno colpisce di più certe popolazionirispetto ad altre. Le morti dovute all’aria inquinata sono dieci volte più probabili in Paesi a basso e medio reddito rispetto a quelli con alto reddito. Le fonti di inquinamento esterno sono le industrie, il traffico e l’agricoltura. Le fonti di inquinamento interno derivano prevalentemente dai fumi di cottura e dal riscaldamento a combustibili solidi (inclusi il legno e il carbone).

Sono esposte a livelli alti di inquinamento interno ed esterno molte persone che vivono in insediamenti urbani informali (o baraccopoli), ma nonostante gli sforzi per contrastare il problema non si è osservataalcuna diminuzione. La vita in questi agglomerati non è facile e ogni giorno si devono affrontare molte sfide tra cui proprio l’inquinamento dell’aria. Se si deve scegliere tra usare combustibili “sporchi” o non dar da mangiare ai propri figli, si può davvero parlare di scelta?
Al momento l’approccio per ridurre l’esposizione all’inquinamento include aumentare la consapevolezza e fare campagne su come ridurre l’esposizione. Questi metodi non tengono conto di coloro a cui sono destinati e di conseguenza hanno un livello basso di accoglienza. Inoltre, le campagne di solito si concentrano su una sola fonte di inquinamento, mentre per trovare delle soluzioni efficaci e vedere… Continua su vociglobali

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